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Non sono umani
di Emma Buonvino
Ci sono parole che fanno male non soltanto perché sono crudeli, ma perché rivelano una concezione dell’essere umano che dovrebbe terrorizzarci tutti.
«Non sono persone. Non devono vivere.»
Se queste parole sono state davvero pronunciate da un rappresentante delle istituzioni, non possiamo liquidarle come una semplice provocazione politica.
Perché dire “non sono persone” significa compiere il primo, terribile gesto della disumanizzazione: togliere all’altro ciò che dovrebbe essere intoccabile, la sua stessa appartenenza all’umanità.
E quando qualcuno viene trasformato, attraverso le parole, in qualcosa che “non è una persona”, diventa molto più facile giustificare ciò che contro una persona sarebbe inaccettabile.
È così che il linguaggio può diventare un’arma.
Prima si cancella il nome. Poi il volto. Poi la dignità. Poi il diritto di esistere.
E improvvisamente la sofferenza dell’altro non scandalizza più. La morte non commuove più. Un bambino smette di essere un bambino e diventa soltanto un “nemico”. Una famiglia diventa un ostacolo. Un popolo diventa una massa indistinta da punire.
È questo il punto in cui una società dovrebbe fermarsi e avere paura.
Non perché ogni parola conduca automaticamente a un crimine, ma perché la storia ci ha insegnato quanto sia pericoloso costruire una realtà nella quale alcune vite valgono meno di altre.
La disumanizzazione non è un'opinione innocua.
È una frattura morale.
E c'è qualcosa di profondamente infame nell'affermare che qualcuno “non deve vivere” semplicemente perché appartiene al gruppo che si è deciso di considerare nemico.
Nessuna bandiera. Nessuna guerra. Nessuna ideologia. Nessuna appartenenza nazionale o religiosa può trasformare un essere umano in una creatura priva di diritti.
La vita umana non è un privilegio concesso dal potere.
E proprio per questo dobbiamo respingere con forza queste parole, da qualunque parte provengano.
Perché se accettiamo che qualcuno possa essere dichiarato “non persona”, abbiamo già iniziato a distruggere il principio più elementare della civiltà:
che ogni essere umano è umano.
E che nessuno ha il diritto di decidere che un altro essere umano non meriti di vivere.
Davanti alla disumanizzazione non possiamo diventare indifferenti.
Dobbiamo indignarci. Dobbiamo denunciare. Dobbiamo ricordare.
Perché la barbarie non comincia sempre con un'arma.
A volte comincia con una frase.
E con il momento in cui qualcuno pronuncia:
“Quelli non sono persone.”
E gli altri scelgono di restare in silenzio.
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