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Israele e i terremoti
di Antonella Salamone
Avete visto i video delle cosiddette "squadre di soccorso israeliane" in Colombia e Venezuela? Immagini di personale israeliano che cammina per le strade latinoamericane dopo i terremoti vengono diffuse come prova dell'"umanitarismo" di Israele.
Questo avviene mentre Israele cerca di ricostruire la propria legittimità all'estero, affrontando intense critiche internazionali per il genocidio a Gaza e l'occupazione dei territori palestinesi. L'iniziativa è stata promossa pubblicamente da figure come il portavoce delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), di origine uruguaiana, Roni Kaplan, i cui messaggi cercano di presentare Israele legato all'America Latina, raffigurando il personale militare israeliano come ambasciatore umanitario.
Anche la tempistica è importante. I proposti "Accordi di Isaac" prevedono un allineamento politico, diplomatico ed economico più profondo tra Israele e l'America Latina. In Colombia, Abelardo de la Espriella ha sostenuto il ripristino delle relazioni con Israele, mentre in tutto il continente nuove forze politiche stanno spingendo per una più stretta cooperazione in materia di sicurezza e diplomazia.
Ecco come funziona il lavaggio dell'immagine: le uniformi militari diventano simboli umanitari, le zone colpite da disastri diventano palcoscenici per la diplomazia pubblica e gli aiuti diventano materiale per riabilitare l'immagine di un'entità canaglia responsabile di genocidio e di gravi violazioni del diritto internazionale.
Vengono dalla Palestina per lavarsi le mani insanguinate in America Latina, saltando da un terremoto all'altro tra Venezuela e Colombia, affermando di salvare vite e ricostruire, ma indossando ancora l'uniforme genocida che porta con sé l'odore della sofferenza palestinese.
L'America Latina deve chiedersi cosa succede dopo che le telecamere se ne vanno. Gli aiuti umanitari non possono diventare il cavallo di Troia per un nuovo allineamento geopolitico con Israele.
Dima Khatib, giornalista, poetessa e traduttrice palestinese. È amministratore delegato di AJ+, un pluripremiato servizio di notizie digitali in inglese, arabo, francese e spagnolo lanciato da Al Jazeera Media Network.
Un'altra cosa si nota dal video. Il tema degli israeliani. Questi disgraziati opportunisti, perché in diversi punti del paese arrivano, si scattano foto nei luoghi del disastro e poi questi figli di puttana se ne vanno. Prendono i loro camion e se ne vanno. Si scattano la foto, guardano in un buco, gli scattano la foto e addio, ci si vede! E poi le pubblicano e "no, ma non vi preoccupate, il Presidente e Eder metteranno foto di questa gente che sta lavorando".
Non credeteci, perché qui vi confermiamo che sono stati solo pochi minuti, si sono scattati le foto e se ne sono andati. Ho anche visto un video a Pereira dove hanno fatto uscire tutti i volontari, tutti i volontari da una zona di crollo per far entrare questi disgraziati figli di puttana, e poi i figli di puttana si sono scattati le foto e se ne sono andati. E poi hanno fatto rientrare i volontari.
Mi potete spiegare questa porcheria? Mi potete spiegare che diamine sta succedendo?
I telegiornali dicono una cosa, dicono che gli israeliani stanno lavorando, che stanno venendo a sostenere il paese, ma non è così. Finiamola con questa farsa una volta per tutte.
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