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Islamofobia e antismitismo
di Rosa Rinaldi
Mentre il connubio terribile "escursionisti- IDF" mette a ferro e fuoco la Cisgiordania, mentre in Libano intere famiglie vengono sterminate ("scudi umani' secondo il TG1), mentre Ben-Gvir, insieme al conduttore di una trasmissione di cui è ospite, parla di giustiziare palestinesi a mani nude, mentre Israele immette milioni di dollari nel sistema mediatico per travisare le risposte dei motori di ricerca e delle intelligenze artificiali (verificate da soli),.... mentre accade tutto questo... da noi tutto tace.
Anzi, tutt'al più c'è Cecchi Gori che prega.
Ormai siamo abituati a sentire un'unica voce, sempre la stessa, quella che dice per criticare Israele è antisemitismo.
A questo proposito traduco la riflessione dello scrittore israeliano BARAK BEN YOSSEF
Dice:
"Le persone convinte che, per qualche strana coincidenza, negli ultimi tre anni l’antisemitismo mondiale — quello immaginario e quello reale — abbia rialzato la testa semplicemente perché siamo israeliani e perché «tutti odiano gli ebrei», come spiegano a sé stesse il fatto che, fino a pochissimi anni fa, in periodi nei quali Israele continuava comunque a reprimere i palestinesi e a praticare la pulizia etnica, uccideva giornalisti e manifestanti e trattava le vite palestinesi come se non valessero nulla, l’Eurovision si sia tenuto a Tel Aviv e le proteste contro di esso siano state minime?
Come spiegano a sé stesse che gli israeliani girassero per il mondo come se fossero a casa propria, senza che si verificassero scontri tra loro e le popolazioni locali?
Come spiegano il fatto che, nonostante gli sforzi di movimenti palestinesi come il BDS per boicottare e isolare Israele, prima della significativa escalation del genocidio degli ultimi anni, gli accademici israeliani fossero invitati ovunque nel mondo, ricevessero un’accoglienza prestigiosa e ci fosse un turismo significativo verso Israele?
Come spiegano che Israele abbia ricevuto concessioni su concessioni, indipendentemente da quanti crimini commettesse?
Una semplice coincidenza?
Ai loro occhi è una coincidenza che il sentimento anti-israeliano sia esploso esattamente quando Israele ha tolto ogni freno e ha cominciato a uccidere esseri umani su scala industriale?
Lo chiedo davvero: queste persone considerano gli altri esseri umani così insignificanti da pensare davvero che sia tutto soltanto una scusa? Che non ci sia alcun legame?
Per caso il mondo si è svegliato dopo che le persone hanno iniziato a vedere — e continuano a vedere ogni giorno — Israele distruggere esseri umani, ospedali, istituzioni culturali e strutture educative?
Ma la causa sarebbe semplicemente l’odio per gli ebrei?
Come? Come può stare insieme tutto questo? Come si può guardarsi allo specchio e sostenerlo in buona fede?
Esiste un vecchio e autentico sentimento antisemita che si sta agganciando a queste proteste legittime? Al disgusto generale per l’arroganza israeliana, arrogante e assassina?
Sì, certo che esiste.
Ma quelle persone sono sempre esistite, perlopiù ai margini. È ragionevole supporre che il loro numero non sia aumentato in maniera significativa, se è aumentato affatto, e di certo non sono la forza motrice di questo movimento, un movimento al quale, cosa particolarmente evidente, partecipano anche moltissimi ebrei.
E questo certamente non aiuta gli ebrei nel mondo, quando lo Stato di Israele sostiene pubblicamente, da ogni palco e mentre sullo sfondo scorrono quotidianamente le immagini dei sacchi per cadaveri e delle città devastate, di agire in nome di tutti gli ebrei del mondo.
Chi non lo vede, deve scegliere di non vederlo.
Chi invece vuole vedere, non può ignorare che il linguaggio razzista usato dagli israeliani nei confronti dei musulmani e degli arabi in Occidente assomiglia molto di più al vecchio e autentico antisemitismo.
La bandiera palestinese non è una svastica. Ma etichettare un’intera popolazione — molti dei cui membri sono rifugiati e rifugiate scampati a ogni sorta di atrocità — come un corpo estraneo e un popolo invasore è antisemitismo da manuale.
Tra le due cose esiste uno stretto legame, e questo legame si fonda sull’ignoranza storica e su quella della realtà contemporanea, oltre che su un senso di vittimismo assoluto e scollegato dalla realtà.
Non è più possibile scrollarsi di dosso ogni responsabilità. Non lo è più da molto tempo.
L’islamofobia non è una forma di lotta contro l’antisemitismo. È esattamente il contrario.
Di fronte al mondo cristiano-bianco, di fronte alla supremazia bianca e alle sue grida da «cosacco derubato» [ cioè chi fa la vittima pur essendo, o essendo stato, dalla parte del potere] la lotta contro l’antisemitismo e la lotta contro l’islamofobia devono essere una sola e medesima lotta.
Chi sceglie l’islamofobia sceglie il campo della supremazia bianca, le conferisce legittimità e legittima anche il suo antisemitismo".
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