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ANPI, ponti non si costruiscono sui cadaveri
di Edoardo Morello
Ho letto la lettera che il presidente nazionale dell’ANPI Gianfranco Pagliarulo ha inviato il 14 agosto alle strutture dell’associazione. E continuo a non capire dove dovrebbe portarci questa ossessione per i “ponti” e per l’“abbassamento della tensione”.
Nella stessa lettera l’ANPI parla dell’«ignobile massacro di Gaza», richiama il genocidio, denuncia la sostituzione etnica in Cisgiordania e Pagliarulo arriva a definire quello israeliano un «governo di assassini seriali».
Bene. Allora traiamone le conseguenze.
Perché non si può denunciare un governo di assassini seriali e subito dopo preoccuparsi soprattutto di ricucire, moderare, abbassare i toni e arrivare senza incidenti al prossimo 25 aprile.
Non siamo davanti a una lite di condominio. A Gaza non c’è stato un eccesso di polemica. Ci sono morti, fame, macerie, espulsioni, una popolazione schiacciata sotto una violenza che la stessa ANPI definisce criminale.
E sia chiaro: l’UCEI non è il governo Netanyahu (se non lo difende) e gli ebrei italiani non devono rispondere delle azioni dello Stato di Israele ( se non le rivendicano). Confondere le due cose sarebbe tanto falso quanto pericoloso.
Ma proprio per questo il confronto con l’UCEI deve essere limpido. Se si parla di antifascismo, memoria, violenza e 25 aprile, Gaza non può diventare l’argomento che “non era oggetto dell’incontro”. Gaza oggi è sul tavolo. Anche quando dà fastidio.
I ponti si costruiscono con chi vuole attraversarli. Non servono a coprire ciò che accade sotto.
E trovo ancora più grave l’invito contenuto nella lettera a evitare prese di posizione pubbliche che possano “danneggiare l’ANPI”. No. Le critiche interne non danneggiano l’ANPI. La danneggerebbe molto di più un antifascismo prudente con il potere, severissimo nei convegni e improvvisamente diplomatico davanti ai massacri.
L’ANPI non deve proteggersi dalle critiche dei suoi iscritti. Deve proteggere il significato della propria storia.
E quella storia dice una cosa abbastanza semplice: davanti agli assassini non si abbassa la voce per tenere insieme la fotografia di gruppo.
Si sta dalla parte delle vittime.
Senza sconti. Anche quando costa.
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