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16 agosto 2026
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UE negozia in segreto con Israele scambio di dati sensibili
di Gabriella Mira Marq

Secondo un nuovo rapporto dell'organizzazione per i diritti civili Statewatch, pubblicato da Novara Media, la Commissione Europea sta negoziando un accordo segreto per condividere dati personali sensibili con la polizia israeliana, nonostante gli avvertimenti legali interni secondo cui l'intesa proposta potrebbe violare il diritto internazionale ed esporre i palestinesi a gravi rischi.

La bozza dell'accordo, negoziata inizialmente con Europol (l'agenzia dell'Unione Europea per la cooperazione tra le forze di polizia), faciliterebbe lo scambio di informazioni altamente sensibili, inclusi dati biometrici e genetici, dati sulla localizzazione, opinioni politiche e altre informazioni personali.

L'accordo proposto è andato avanti nonostante un parere del 2022 del Servizio giuridico del Consiglio dell'UE, che ne ha sancito l'insostenibilità dal punto di vista legale. Secondo tale valutazione giuridica, l'accordo rischierebbe di legittimare l'occupazione israeliana dei territori palestinesi e di minare il diritto del popolo palestinese all'autodeterminazione.

Ulteriori preoccupazioni riguardano le informazioni raccolte dalle missioni di polizia dell'UE operanti in Cisgiordania e a Rafah, nella Striscia di Gaza. Esperti legali e attivisti per i diritti civili hanno avvertito che il trasferimento di tali dati alle autorità israeliane potrebbe consentirne l'integrazione nei sistemi di sorveglianza militare già esistenti e utilizzati contro i palestinesi.

"I dati trasferiti tramite l'accordo potrebbero essere utilizzati come informazioni di intelligence a supporto di decisioni di attaccare e uccidere palestinesi", ha dichiarato a Novara Media l'esperto legale Eitan Diamond. "L'UE correrebbe il rischio di privare arbitrariamente le persone della libertà e di sottoporle a sistematici maltrattamenti in condizioni di detenzione infernali".

Anche l'avvocato palestinese Raji Sourani ha condannato i negoziati, sostenendo che la cooperazione proposta riflette una più ampia politica europea nei confronti dei palestinesi. "La cooperazione prevista affonda le radici nella mentalità coloniale razzista dell'Europa e si rivolge contro noi palestinesi, vittime di genocidio", ha dichiarato Sourani a Novara Media.

Sebbene la bozza del testo miri apparentemente a vietare l'uso dei dati condivisi nei territori occupati, essa contiene ampie eccezioni relative a "pericolo imminente per la vita" e alla prevenzione o al perseguimento di reati comuni.

Esperti legali europei hanno espresso preoccupazione per il fatto che tali eccezioni non siano sufficientemente precise e possano lasciare un notevole margine di interpretazione.

I negoziati si fondano su un accordo più limitato del 2018, che escludeva esplicitamente lo scambio di dati personali e non copriva i territori occupati. I critici sostengono che perseguire un accordo più ampio, nonostante tali restrizioni, entrerebbe in conflitto con la stessa politica diplomatica della Commissione Europea e ignorerebbe le recenti sentenze dei tribunali internazionali.

L'esperto di diritto Douwe Korff, affiliato all'Università di Yale, ha definito "profondamente preoccupante" la posizione della Commissione, citando i rischi connessi alla condivisione di informazioni sensibili con uno Stato "accusato in modo credibile di genocidio e altri crimini".

Va ricordato che durante la guerra USA al terrorismo il parlamento UE, per tutelare i diritti dei cittadini europei, respinse una richiesta degli Stati Uniti di conoscere dati personali dei viaggiatori verso gli USA come preferenze personali e dati biometrici e sanitari, stabilendo un principio estensibile ad altri Paesi. Tuttavia venticinque anni dopo composizione e obbiettivi dell'europarlamento sono molto cambiati e per giunta la Commissione Von der Leyen opera spesso senza coinvolgere o ascoltare gli altri organi europei.

L'attuale proposta di accordo sulla condivisione dei dati giunge nel contesto dei continui attacchi israeliani a Gaza, nonostante un cessate il fuoco firmato nell'ottobre 2025. Inoltre si approssimano le elezioni palestinesi e non è dato sapere come la condivisione di dati degli elettori registrati potrebbe influire su eventuali limitazioni della libertà di voto con arresti o uccisioni selettivi, visto che fra i dati condivisi vi sono le opinioni politiche.

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