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Sistema sanitario di Gaza vicino al collasso per aiuti limitati da Israele
di Marilina Mazzaferro
La Palestinian Medical Relief Society ha avvertito sabato che i propri servizi sanitari e le strutture mediche nella Striscia di Gaza potrebbero essere costretti a chiudere a causa della grave carenza di oli e pezzi di ricambio necessari per il funzionamento di generatori e veicoli, mentre l'occupazione israeliana continua a imporre rigide restrizioni all'ingresso di forniture vitali.
L'allarme giunge dopo che il Ministero della Salute di Gaza ha annunciato la messa fuori servizio di 22 impianti di ossigeno e ha avvertito che anche i restanti 12 potrebbero smettere di funzionare, poiché la loro capacità operativa è ormai esaurita e i pezzi di ricambio per la manutenzione restano irreperibili a causa dell'assedio israeliano in corso.
In una nota, l'organizzazione ha dichiarato: "La carenza di oli e pezzi di ricambio per i generatori elettrici minaccia di arrestarne il funzionamento; ciò potrebbe causare l'interruzione dei servizi sanitari e bloccare l'attività di dispositivi e apparecchiature mediche in diversi centri e cliniche".
Ha inoltre aggiunto che la carenza di lubrificanti per veicoli e di pezzi di ricambio minaccia di bloccare le cliniche mobili, "limitando l'accesso a servizi sanitari essenziali per gli sfollati che si trovano in aree da cui è difficile raggiungere le strutture sanitarie".
L'organizzazione ha lanciato un appello alle Nazioni Unite e alle organizzazioni internazionali e umanitarie affinché intervengano con urgenza per fornire e facilitare l'ingresso dei lubrificanti e dei pezzi di ricambio necessari per generatori e veicoli sanitari, sottolineando che il perdurare di tale carenza rischia di privare migliaia di persone dell'assistenza sanitaria essenziale.
All'inizio del mese, Medici Senza Frontiere ha annunciato che le autorità di occupazione israeliane continuano a limitare l'ingresso di oli per motori e pezzi di ricambio necessari al funzionamento dei generatori ospedalieri e delle ambulanze, avvertendo che tali restrizioni mettono a rischio la vita di migliaia di persone.
Da parte sua, l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) ha confermato che il valico di Karam Abu Salem rimane l'unico punto di transito operativo per l'ingresso di merci nella Striscia di Gaza, a fronte delle continue restrizioni sulle forniture essenziali.
Gli ultimi dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità hanno inoltre evidenziato gravi carenze nella disponibilità di risorse e servizi sanitari presso le strutture mediche della Striscia.
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