 |
Ben-Gvir: ogni sera dobbiamo giustiziare 40 palestinesi
di Anna Carla Amato
Il ministro israeliano della Polizia, Itamar Ben-Gvir, ha invocato apertamente un'intensificazione delle uccisioni e l'insediamento permanente di israeliani in tutta Gaza, affermando che "a Gaza dovrebbero essere condotte uccisioni mirate" e sostenendo che "ogni notte" dovrebbero essere uccisi 30 o 40 palestinesi.
Si è spinto oltre, dichiarando che "l'intera Gaza" dovrebbe diventare "territorio israeliano" con insediamenti in tutta la Striscia; ha inoltre chiesto di incoraggiare i palestinesi ad andarsene e ha promesso di "mettere il mondo a soqquadro" per far giustiziare i palestinesi.
"Nella mia visione, vedo tutta Gaza come nostra, con insediamenti non solo nell'area di Gush Katif, ma in tutta Gaza. Incoraggiare la massima emigrazione possibile, rimandarli nei loro paesi; e i terroristi? Niente emigrazione né altro: ucciderli uno a uno", ha detto Ben-Gvir.
Ben-Gvir si è detto favorevole alle esecuzioni tramite impiccagione, affermando ripetutamente che i palestinesi "non meritano di vivere", dichiarandosi al contempo "contento che le cose vadano male per loro" e sostenendo che "la pena di morte" sia l'unica via verso la "giustizia".
Tali dichiarazioni segnano una drastica escalation retorica da parte di un alto esponente del governo israeliano, il quale auspica apertamente uccisioni, esecuzioni e l'insediamento permanente a Gaza, arrivando a descrivere i palestinesi come persone che "non meritano di vivere".
Affermazioni di questo tipo destano gravi preoccupazioni alla luce del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario, che tutelano il diritto alla vita e vietano le uccisioni arbitrarie, le punizioni collettive e lo sfollamento forzato dei civili.
Le Nazioni Unite hanno individuato nell'uccisione di civili, nelle punizioni collettive, nell'incitamento alla violenza e nella privazione di risorse essenziali questioni che richiedono un'indagine ai sensi del diritto internazionale.
Il piano di Ben-Gvir per Gaza suscita allarme per una possibile pulizia etnica ai danni dei palestinesi.
Al di là della loro brutalità, le parole di Ben-Gvir sollevano una questione fondamentale sulle conseguenze del considerare un'intera popolazione civile come bersaglio di misure punitive.
L'auspicio di trasformare Gaza in "territorio israeliano" incoraggiando al contempo i palestinesi ad andarsene – unito alla promozione di uccisioni ed esecuzioni reiterate – delinea una visione in cui i diritti e le tutele fondamentali dei palestinesi vengono subordinati a obiettivi territoriali e politici.
Tali dichiarazioni vanno dunque ben oltre la semplice retorica incendiaria, sollevando serie preoccupazioni per la sorte dei palestinesi sotto occupazione israeliana e per il rischio che un simile linguaggio possa normalizzare la presa di mira, l'uccisione e lo sfollamento forzato dei civili.
VAI A TUTTE LE NOTIZIE SU GAZA
 
Dossier
diritti
|
|