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Cisgiordania: flash mob di violenza
di Rosa Rinaldi
Sulla violenza dei coloni si è espresso persino l'Ambasciatore americano in Israele, Mike Huckabee, che ha parlato di vero e proprie terrorismo, mentre l'Europa ormai è in piena tanatosi.
Non agisce, non reagisce, non alza mezza voce, lasciando i palestinesi al loro destino e dimostrando una correità vergognosa con Israele.
Il terrorismo dei coloni non è un fatto contingente o relativo al governo Netanyahu. È frutto di Israele in sé come Stato fondato su pulizia etnica e apartheid e del quale sono responsabili tutte le istituzioni israeliane.
Lo dice bene l'attivista israeliano AVIV TATARSKY che i coloni li conosce bene e che da loro è stato anche aggredito mentre faceva "presenza protettiva".
Scrive:
(Traduzione)
"Sullo sfondo del rifiuto dell’esercito di affrontare seriamente i facinorosi israeliani che stanno assediando la casa di Qusra, vale la pena ricordare alcuni altri aspetti della vicenda.
L’afflusso di centinaia di coloni verso la casa, con l’obiettivo di rendere più difficile l’intervento dell’esercito, non sarebbe possibile senza i social network — presumibilmente soprattutto WhatsApp o Signal — attraverso i quali viene lanciato l’appello a mobilitarsi e a raggiungere il luogo. Questi gruppi sono noti e molto attivi da anni.
Ogni giorno diffondono incitamento, incoraggiamento al terrorismo e organizzano aggressioni contro i palestinesi.
Non ci sarebbe alcuna difficoltà a chiuderli.
E non ci sarebbe alcuna difficoltà a perseguire penalmente i loro amministratori per tutta una serie di reati.
Per questo non serve l’esercito.
E non è neppure una questione che dipenda soltanto dalla polizia: ci sono la Procura, c’è lo Shin Bet. E naturalmente tutto questo non accade.
Le bande ebraiche hanno bisogno di denaro.
E non tutto arriva da Smotrich.
Ogni anno vengono raccolte decine di milioni di shekel attraverso campagne di crowdfunding per costruire avamposti violenti, mantenerli e fornire sostegno economico ai membri delle bande. Questi soldi passano attraverso diverse associazioni. Tutto questo è noto, e le violazioni della legge che questo meccanismo comporta sono numerose.
Anche qui non ci sarebbe alcuna difficoltà ad intervenire per sequestrare i fondi e/o chiudere le associazioni in questione.
Invece, la Knesset approva esenzioni fiscali per il denaro destinato alle bande, il Registro delle associazioni si rifiuta di intervenire contro di loro, le banche si rifiutano di congelare i loro fondi destinati al terrorismo, la polizia si rifiuta di indagare e la Corte Suprema ha respinto il ricorso presentato contro questo fenomeno così esteso.
Questo sostegno sistemico è di proporzioni molto più ampie: non riguarda soltanto i soldati residenti negli insediamenti o gli ex allievi della scuola preparatoria di Eli che sono diventati alti ufficiali dell’esercito;
non riguarda soltanto la polizia di Ben-Gvir o i finanziamenti che Smotrich e Strock trasferiscono agli avamposti della pulizia etnica;
non è iniziato il 7 ottobre e, naturalmente, non è nato con l’attuale governo.
È raccapricciante vedere bande scatenate che imperversano.
Ma se non si interviene sui sistemi apparentemente rispettabili che stanno dietro di loro — cioè sulle istituzioni dello Stato israeliano — concentrarsi sulle bande significa fermarsi al sintomo".
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