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Iran si prepara a guerra lunga
di Leandro Leggeri
LA NUOVA STRATEGIA DI MOJTABA KHAMENEI
Le nuove nomine ai vertici militari e della sicurezza iraniana delineerebbero una strategia pensata per sostenere un confronto prolungato con Stati Uniti e Israele, senza però chiudere la porta alla diplomazia. È la tesi avanzata da Sina Toossi su Foreign Policy.
Secondo l’analisi, Mojtaba Khamenei starebbe costruendo un apparato capace di combinare deterrenza militare, capacità offensive, controllo dello Stretto di Hormuz, resilienza economica e sicurezza interna. Il principio di fondo sarebbe superare la precedente politica della “pazienza strategica”, giudicata negli ambienti iraniani incapace di impedire l’escalation militare.
Particolarmente significativa è la nomina di Mohsen Rezaei alla guida del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale. Ex comandante dei Guardiani della Rivoluzione, Rezaei rappresenta una concezione della sicurezza nella quale forza militare, economia e capacità negoziale devono procedere insieme.
Teheran, in questa prospettiva, non dovrebbe accettare una semplice tregua, ma arrivare a qualsiasi accordo da una posizione sufficientemente forte da garantirne la durata.
Anche le nomine ai vertici delle Forze armate e dei Pasdaran vanno nella stessa direzione. Al nuovo comandante dell’IRGC Ahmad Vahidi è stato affidato esplicitamente il compito di raggiungere la “massima deterrenza” mantenendo al tempo stesso la capacità di condurre potenti operazioni offensive.
Un ruolo centrale viene inoltre attribuito allo Stretto di Hormuz, considerato non soltanto uno strumento militare ma una leva economica e geopolitica.
L’obiettivo sarebbe rendere il costo di una nuova guerra o di una nuova campagna di strangolamento economico contro l’Iran direttamente percepibile dagli Stati Uniti, dai paesi del Golfo e dall’economia internazionale.
La strategia non escluderebbe tuttavia un accordo. Al contrario, secondo Toossi, Teheran vuole essere contemporaneamente pronta a negoziare e a combattere a lungo. L’obiettivo sarebbe modificare il calcolo di Washington e Tel Aviv: fare in modo che un'intesa stabile con la Repubblica Islamica risulti meno costosa della prosecuzione del conflitto.
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