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Trump decapita i vertici come se niente fosse
di Roberto Rizzardi
Il generale Randy George, ex Capo di Stato Maggiore dell'esercito degli Stati Uniti, si dimise ad aprile, un anno prima del termine del suo mandato dichiarando:
"Donald Trump dovrebbe essere ricoverato immediatamente; dubito della sua idoneità mentale. Sta portando l'esercito degli Stati Uniti verso il disastro."
Le dimissioni più che volontarie furono rese inevitabili dal livello dei rapporti, pessimo, tra il suo ufficio e la Casa Bianca, dato che le valutazioni tecniche e professionali dell'alto ufficiale erano in rotta di collisione con le pretese irrealistiche e avventuristiche di Trump.
Tra l'altro la nostra schieratissima stampa non perde occasione di sottolineare con quanta brutale decisione Putin elimini, politicamente e non solo, chi gli si mette contro, ma non sottolinea con altrettanta chiarezza quando le defenestrazioni le mette in atto Trump.
A febbraio il Presidente USA aveva già destituito, senza particolari spiegazioni, Charles "CQ" Brown, il capo di Stato Maggiore delle Forze Armate (gerarchicamente un gradino sopra George), per sostituirlo con Dan Caine.
Dopo di lui, erano stati cambiati i vertici della Marina, della Guardia Costiera, dell'agenzia di spionaggio NSA e altri ufficiali.
I parlamentari dell'opposizione democratica espressero preoccupazione per una potenziale politicizzazione dell'esercito, tradizionalmente più libero dalle battaglie politiche rispetto al resto dell'apparato statale americano.
Anche altri due generali sono stati destituiti: David Hodne, responsabile del Comando per la trasformazione e l'addestramento dell'esercito, e William Green Jr, a capo del corpo dei cappellani militari.
Così come venne silurata la procuratrice generale Pam Bondi, cui non non sono stati perdonati, a quanto si è appreso, gli esiti insoddisfacenti della divulgazione degli Epstein Files e una certa ritrosia nel perseguire i critici e avversari.
 
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