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14 agosto 2026
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JP: israeliani sbalorditi da ripresa militare dell'Iran dopo la guerra
di Leandro Leggeri

La rapidità con cui l’Iran sta ricostruendo le proprie capacità militari dopo la guerra del 2026 avrebbe sorpreso i vertici della sicurezza israeliana. A riferirlo è il Jerusalem Post, secondo cui funzionari delle IDF e del Mossad sarebbero rimasti «scioccati» dalla velocità della ripresa iraniana, in particolare nel settore dei missili balistici.

Secondo il quotidiano israeliano, ancora nei mesi successivi alla guerra le valutazioni delle IDF sostenevano che i bombardamenti avessero danneggiato il complesso militare-industriale iraniano al punto da comprometterne le capacità produttive per diversi anni. A quattro mesi dalla conclusione della fase principale del conflitto, tuttavia, l’intelligence militare israeliana starebbe osservando una ripresa molto più rapida del previsto e distribuita su diversi settori.

Non sarebbe la prima volta. Dopo gli attacchi israeliani dell’ottobre 2024 contro una ventina di obiettivi collegati alla produzione missilistica, Israele aveva stimato di aver ritardato di almeno un anno le capacità produttive iraniane. All’inizio del 2025, tuttavia, Teheran aveva già recuperato un elevato ritmo di produzione.

La situazione si sarebbe ripetuta dopo gli attacchi del giugno 2025 contro circa 100 obiettivi militari e industriali. Anche allora Israele riteneva di aver trovato il modo di rallentare la produzione iraniana per diversi anni. Secondo le stime riportate dal Jerusalem Post, invece, l’arsenale iraniano sarebbe passato da circa 1.300 missili nel giugno 2025 a 2.500 nel febbraio 2026.

Durante la guerra del 2026, Stati Uniti e Israele avrebbero quindi aumentato enormemente la portata dell’offensiva: oltre 2.600 obiettivi militari e industriali colpiti e circa 30.000 attacchi complessivi. Funzionari israeliani avevano descritto l’apparato militare-industriale iraniano come sostanzialmente devastato. Ora quella valutazione viene nuovamente messa in discussione.

Secondo il Jerusalem Post, alti funzionari della difesa israeliana riconoscono che l’Iran avrebbe trovato soluzioni innovative e scorciatoie industriali per concentrare le proprie risorse sulla ricostruzione delle capacità considerate strategiche, soprattutto quelle missilistiche. Il quotidiano afferma inoltre di aver verificato indipendentemente dichiarazioni di funzionari iraniani secondo cui la produzione di nuove armi sarebbe già ripresa a un ritmo molto superiore alle aspettative israeliane.

La questione centrale, di conseguenza, non sarebbe più quanti missili a lungo raggio siano sopravvissuti alla guerra — le stime oscillavano tra circa 500 e 1.000 — ma quanto rapidamente Teheran sia nuovamente in grado di produrne.

Secondo lo scenario delineato dal quotidiano israeliano, se l’Iran riuscisse a tornare a una produzione di 100-300 missili al mese, potrebbe ricostituire entro l’inizio o la metà del 2027 un arsenale paragonabile a quello precedente alla guerra del 2025 e raggiungere livelli considerati da Israele estremamente difficili da contrastare nel 2028.

La rapidità della ricostruzione potrebbe quindi incidere direttamente sulla strategia israeliana e sul dibattito riguardante un eventuale nuovo attacco contro l’Iran, indipendentemente dall’andamento dei negoziati sul nucleare e sullo Stretto di Hormuz. Le IDF, interpellate dal Jerusalem Post, hanno ribadito di aver inflitto durante la guerra «danni sostanziali» a numerose componenti centrali delle capacità militari iraniane, ma hanno confermato di seguire «da vicino e continuamente» gli sforzi di ricostruzione di Teheran e di aggiornare le proprie valutazioni sulla base degli sviluppi effettivamente osservati.

Il quadro che emerge dall’articolo israeliano è dunque significativo: dopo tre successive campagne militari, nel 2024, 2025 e 2026, Israele si trova nuovamente di fronte a una capacità iraniana di ricostruzione più rapida di quanto previsto dalle proprie valutazioni iniziali.

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