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Colonizzazioni: capitolo 4
di Emma Buonvino
Capitolo 4 – La conquista del mondo: quando il colonialismo diventa dominio
Il colonialismo non nacque improvvisamente con le grandi conquiste dell'Ottocento.
Le sue radici affondano molto più lontano: nelle spedizioni marittime europee, nella conquista delle Americhe, nella tratta degli esseri umani, nella distruzione di società indigene e nella costruzione di imperi commerciali fondati sulla forza.
Ma nell'Ottocento qualcosa cambia.
L'Europa industriale possiede ormai una capacità produttiva, finanziaria, tecnologica e militare enormemente superiore a quella di gran parte delle società che si trovano al di fuori del continente europeo. Le potenze industrializzate hanno bisogno di materie prime, nuovi mercati, terre, manodopera e nuove opportunità di investimento.
Il colonialismo assume così una forma nuova.
Non basta più commerciare.
Bisogna controllare.
Non basta avere una base commerciale.
Bisogna possedere il territorio.
Non basta influenzare un governo.
Bisogna sostituirlo, subordinarlo o renderlo dipendente.
È l'inizio dell'età dell'imperialismo moderno.
1. L'industria ha bisogno del mondo
La Rivoluzione industriale modifica profondamente il rapporto dell'Europa con il resto del pianeta.
Le fabbriche hanno bisogno di cotone, caucciù, rame, carbone, olio di palma, legname, metalli preziosi e innumerevoli altre risorse.
Contemporaneamente producono quantità sempre maggiori di tessuti, armi, macchinari e beni destinati alla vendita.
Si crea quindi una doppia necessità:
procurarsi materie prime a basso costo e trovare mercati nei quali vendere le merci prodotte.
Il territorio coloniale diventa una gigantesca periferia economica delle potenze industriali.
Le colonie forniscono ciò che l'industria europea necessita e acquistano, spesso in condizioni fortemente squilibrate, ciò che l'industria europea produce.
La colonia non viene dunque considerata come una società autonoma con propri interessi.
Viene trasformata in una funzione dell'economia imperiale.
Il territorio viene riorganizzato affinché produca ciò che serve alla metropoli.
Questo significa che l'agricoltura tradizionale può essere sostituita da coltivazioni destinate all'esportazione; le infrastrutture vengono costruite non necessariamente per collegare tra loro le popolazioni locali, ma per trasportare rapidamente le materie prime dalle zone di produzione ai porti.
La ferrovia coloniale diventa così uno degli strumenti emblematici dell'imperialismo.
Non è soltanto una strada ferrata.
È una linea che collega la ricchezza del territorio conquistato al porto attraverso il quale quella ricchezza può essere esportata.
2. La tecnologia diventa uno strumento di conquista
La superiorità tecnologica europea rende possibile ciò che pochi secoli prima sarebbe stato molto più difficile.
Navi a vapore, ferrovie, telegrafo, armi industriali e soprattutto nuove tecniche militari consentono agli eserciti europei di penetrare sempre più profondamente nei territori africani e asiatici.
La guerra cambia.
La produzione industriale permette alle potenze europee di armare eserciti numerosi e dotati di strumenti distruttivi sempre più sofisticati.
Una delle armi simbolo di questa trasformazione è la mitragliatrice.
La differenza tecnologica non significa che le popolazioni colonizzate siano prive di capacità militare o di organizzazione politica.
Al contrario.
Numerosi popoli resistono, combattono e in alcuni casi infliggono pesanti sconfitte agli eserciti europei.
Ma il divario tecnologico, logistico e finanziario diventa progressivamente decisivo.
La tecnologia che in Europa viene celebrata come simbolo del progresso diventa, nei territori coloniali, anche uno strumento di coercizione.
È una delle grandi contraddizioni della modernità:
lo stesso secolo che celebra il progresso scientifico produce anche una straordinaria espansione della violenza imperiale.
3. L'Africa prima della spartizione
Quando nel XIX secolo le potenze europee iniziano a conquistare sistematicamente l'Africa, il continente non è affatto una terra vuota.
Esistono regni, imperi, città, società mercantili, sistemi politici complessi e culture antichissime.
Tra questi vi sono l'Impero etiopico, il califfato di Sokoto, il Regno del Buganda, l'Impero Asante, il Regno del Congo e numerose altre realtà politiche.
L'idea europea di un'Africa priva di storia e di organizzazione politica è una costruzione ideologica.
Serve a rendere moralmente accettabile la conquista.
Se un territorio viene rappresentato come "vuoto", "selvaggio" o "senza civiltà", la sua occupazione può essere descritta non come una rapina ma come una missione.
Ed è proprio qui che entra in gioco uno degli strumenti più potenti del colonialismo:
la giustificazione morale.
4. La "missione civilizzatrice"
Il colonialismo raramente si presenta ai propri contemporanei dicendo:
"Conquisteremo queste terre perché vogliamo le loro risorse."
La propaganda imperiale utilizza un linguaggio molto diverso.
Si parla di civiltà.
Di progresso.
Di educazione.
Di cristianizzazione.
Di abolizione della schiavitù.
Di modernizzazione.
Di responsabilità dell'uomo europeo nei confronti dei popoli considerati inferiori.
Questa ideologia raggiunge una delle sue formulazioni più celebri nell'espressione inglese "The White Man's Burden", il "fardello dell'uomo bianco".
Secondo questa concezione, l'europeo avrebbe avuto il dovere di governare e "civilizzare" popolazioni considerate incapaci di governarsi autonomamente.
Il problema è evidente.
Chi conquista stabilisce anche i criteri con cui giudica la civiltà del conquistato.
La cultura europea viene posta al vertice.
Le altre culture vengono collocate su una scala gerarchica.
E il dominio politico viene trasformato in una presunta responsabilità morale.
È una delle più efficaci operazioni ideologiche della storia coloniale.
5. Il razzismo scientifico
Nel XIX secolo l'ideologia coloniale trova ulteriore sostegno in teorie razziali che pretendono di dare una base scientifica alla gerarchia tra gli esseri umani.
Il concetto di "razza" viene utilizzato per classificare le popolazioni secondo presunte caratteristiche biologiche e intellettuali.
Alcuni pensatori trasformano così differenze fisiche o culturali in una gerarchia.
Gli europei vengono descritti come appartenenti alle popolazioni più evolute.
Africani, asiatici e popolazioni indigene vengono frequentemente rappresentati come arretrati, infantili o incapaci di sviluppare autonomamente istituzioni moderne.
Queste teorie non sono semplicemente il prodotto innocente della ricerca scientifica.
In molti casi vengono utilizzate per legittimare rapporti di potere già esistenti.
La logica è terribile nella sua semplicità:
se il conquistato viene considerato inferiore, allora il conquistatore può presentare il proprio dominio come naturale.
Il razzismo diventa così una delle infrastrutture ideologiche dell'imperialismo.
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