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14 agosto 2026
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Ma vogliono fare il ponte...
di Clara Statello

Come chi mi conosce sa, io viaggio sempre in treno. Difficilmente prendo l'aereo, per lo più non da Catania. Molti mi prendono per pazza, ma la ragione l'avete sotto gli occhi: l'Etna è un vulcano attivissimo e basta uno sbuffo per rimanere a piedi. A differenza di Trenitalia, compagnie private e straniere come Ryanair - quella che ha puntato sulla distruzione di Alitalia - non rimborsano nulla e partono da un presupposto semplice: deve essere lo stato a occuparsi della gestione degli inconvenienti, non noi.

Quello che sta accadendo in queste ore all' aeroporto di Catania ci rivela che siamo in una condizione peggiore del terzo mondo. Quelle (poche) volte che le compagnie aeree mi hanno lasciato a piedi, mi hanno fornito volo sostitutivo, albergo cinque stelle e persino pigiama e kit di saponi e creme per trascorrere la notte serenamente. Succedeva in Perù, non in Italia dove ci siamo rassegnati a subire in nome della libertà e dell' irresponsabilità di impresa.

Così questi poveri turisti e EMIGRATI che tornavano in Sicilia dai parenti nell'unica settimana di ferie estiva, stanno affrontando un' odissea kafkiana, senza certezze per il viaggio o soluzioni alternative ai voli cancellati.

Una vergogna totale che ci squalifica come scalo internazionale, meta turistica (di cui in realtà mi importa poco) ma soprattutto come civiltà. Perché non avere un' organizzazione decente rivela un dato che andiamo ripetendo da anni: la Sicilia non ha una classe dirigente.

Manager, politici, amministratori sono per lo più una maniata di raccomandati, messi lì perché figli di qualcuno e dunque incompetenti. Se non proprio criminali mafiosi o garanti del vincolo mafia-stato.

Quella che doveva essere la classe dirigente siciliana è stata cacciata dalla sua terra o umiliata, costretta ad accettare lavori umili, mal pagati e senza diritti. Dunque la gestione di un aeroporto internazionale è affidata a persone che non riescono ad affrontare un problema.

Perché quella dell' Etna non è un'emergenza, ma un problema sistematico. Si è scelto di potenziare Catania rispetto a Palermo. Posso immaginare la ragione, ma non si è tenuto conto - con la faciloneria di chi ha fretta di mettere le mani in pasta - del fatto che l'Etna può stare per un intero anno, per mesi e mesi, in eruzione. Ce lo ricordiamo dal 2021, anno in cui l'Etna non ci diede tregua.

Le affermazioni di Musumeci sono senza senso e sottendono la stessa ratio con cui ha affrontato il disastro della frana di Niscemi: nessuna. Non si può spostare l'aeroporto di Catania, sia perché non si risolverebbe il problema, sia perché significherebbe costruire una cattedrale nel deserto.

Le strade della Sicilia stanno cadendo a pezzi, non ci sono ferrovie - immagino le famiglie che possiedono gli autobus non le consentano. Quindi se io sposto Fontanarossa a Enna, come ci arrivo?

Prendete un'auto e arrischiatevi nell'ennese. Le strade divelte, sprofondate, i ponti pericolanti, vi daranno l'idea di come dal '91 ad oggi lo stato abbia combattuto una guerra contro i propri cittadini condannando le infrastrutture all'obsolescenza.

Parlo per Enna perché la conosco, ma immagino che per Caltanissetta o - le irraggiungibili da Est - Trapani e Agrigento sia più o meno la stessa cosa.

Per tornare alle mie preferenze, cioè l'inizio del post, vado in treno perché sono sicura di partire e di arrivare e Trenitalia mi rimborsa i ritardi. Questo adesso vale un po' meno in era Salvini, ma in linea di massima è così.

Quindi l'alternativa non è spostare Fontanarossa dove non arriva il fumo dell' Etna (a Trapani? A Crotone?) ma potenziare i collegamenti terrestri, scegliere un aeroporto in un'altra regione e creare navette Sicilia -aeroporto alternativo in modo da ammortizzare il traffico siciliano.

In primis, quindi, Palermo dovrebbe chiedere il potenziamento dei treni a lunga percorrenza. Attualmente la Sicilia è legata all'Italia con 4 treni: due diurni e 2 notturni. Vi sembra sufficiente?

Una volta avevamo un paio di intercity per Roma e poi freccia della laguna (nord est), freccia del sud (Milano) e trinacria (Torino). Adesso i treni a lunga percorrenza finiscono a Roma, poi se costretto a prendere l'Alta Velocità.

Da qui notiamo un'altra cosa: è vero che il disastro attuale dell'aeroporto di Catania è causato da un incapacità organizzativa, dall'altro però questa incapacità è in linea con le politiche pluriennali del ministero dei trasporti nei confronti della Sicilia, ovvero dare priorità al profitto rispetto alla continuità territoriale.

E siamo sempre là. Non sarà un ponte a collegarci all'Italia e a consentire la libertà di spostamento dalla Sicilia alle altre regioni, ma un rafforzamento dei collegamenti ferroviari, anche notturni, e recupero della rete stradale.

L'errore è stato quello di destinare il flusso di rientro degli emigrati al traffico aereo anziché ferroviario, ad esempio proponendo agevolazioni o predisponendo più treni in alta stagione. Ma si è trattato di un errore o è stato un regalo alle compagnie aeree low cost che lucrano sulla pelle di chi viaggia per necessità e non per piacere?


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