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13 agosto 2026
tutti gli speciali

Grazie Gino, andiamo avanti noi
di Armando Reggio

DORI GHEZZI LO HA RICORDATO A SALVINI?!

Viene da chiederselo, dal momento che lo ha invitato - sì, considerato che l'omaggio a Faber era soldi out da mesi - all'Agnata.

Cosa c'entra un Salvini con De André? Nulla!

Faber da bambino voleva curare i ciliegi “perché rossi di frutti li credevo feriti”.

Appena seppe della fondazione di 'Emergency', contattò Gino Strada. E nacque l'amicizia: l'amicizia elettiva sboccia senza preamboli, naturalmente, dagli intenti comuni, dai valori, dell'empatia.

E Gino Strada è stato il più grande interprete e attuatore italiano del messaggio di Fabrizio De André. Ha curato e salvato, con i suoi onorevoli collaboratori, 11 milioni di persone.

La Ghezzi ha dimenticato quanto Salvini oltraggiò Gino Strada da vivo e da morto?

Scriveva sua figlia Cecilia, lo scorso 21 aprile, giorno del compleanno del papà:

"C'è una Via del Campo, in Sierra Leone. È una delle corsie del nostro ospedale.
Fabrizio De André era un buon amico degli ultimi, dei poveri e dei disgraziati; per questo è diventato amico di Emergency, perché anche noi eravamo lì a tendere una mano a chiunque avesse bisogno.
La sua chitarra, dopo la sua morte, fu donata dalla sua famiglia e messa all'asta a favore dei nostri ospedali; la comprarono gli amici di Via del Campo, a partire da Gianni Tassio - una storia bellissima, di una cordata popolare, che a De André sarebbe piaciuta tanto - ed è ancora lì, in Via del Campo 29 Rosso.
Con quei soldi abbiamo dato una mano a tanti in Sierra Leone, dove "dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior".

A gennaio del 2001, infatti, la famiglia De André mise all'asta 'Esteve', l'ultima chitarra che aveva suonato Faber.

Sì mobilitarono tanti cittadini, gli amici, le istituzioni, il Genoa calcio. Furono raccolti così 168 milioni e mezzo: la chitarra rimase a Genova, nella sua via del Campo 29rosso.

Ed 'Emergency" poté aprire una corsia nell'ospedale della Sierra Leone, intitolandola, riconoscente, a via del Campo.

A 25 anni dalla morte di Faber, i medici in Sierra Leone hanno sentito di ricordarlo così: "A volte ci sembra di sentire ancora le sue note: c’è ancora – e sempre – il ricordo di Fabrizio e di chi ha sostenuto la nascita di questo luogo. Camminiamo avanti e indietro, notte e giorno, per assicurare diritti a chi non li ha; guardiamo questa targa oggi e intanto nella mente si affaccia una musica, '...dal letame nascono i fior'".

Quel giorno di Ferragosto di cinque anni fa, al termine della seconda giornata di camera ardente, la 'Banda degli Ottoni a Scoppio', con una toccante esibizione ha salutato Gino, nella sede della sua 'Emetgency'.

Fra gli altri brani, ha suonato L'Internazionale, Bella Ciao e 'A Çimma di Faber.

Tante emozioni, tanta commozione!

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"UNA PERSONA PER VOLTA", PER CURARLE TUTTE, PROPRIO TUTTE.

"I diritti degli uomini devono essere di tutti gli uomini, proprio di tutti, sennò chiamateli privilegi". La sua frase, che campeggiava sulla piccola urna, nella camera ardente alla casa di Emergency di Milano. Eravamo tantissimi, in silenzio e ancora increduli... eppure era Ferragosto. Chissà, si sarebbe forse salvato dalla malattia, ma lui non si era mai curato: amava solo soccorrere e operare qualsiasi essere umano, ovunque nel mondo.

Soprattutto in Afghanistan, che era nel suo cuore. E nel nostro: l'Afghanistan dimenticato dai media, come era prevedibile. Ma Emergency è ancora lì a curare e salvare esseri umani.

Il bel post della sua Emergency per il primo anniversario dell'assenza di Gino: "Tra tutti i biglietti lasciati sul cancello della sua camera ardente, lo scorso agosto, ce n’era uno che diceva: “Grazie Gino, ora riposa. Andiamo avanti noi”. Era legato alle sbarre insieme a tanti altri, pieni di affetto e di gratitudine, ma aveva qualcosa di diverso: guardava in qualche modo al futuro.

Quel biglietto ha rappresentato di fatto un’ispirazione nell’anno che è seguito, durante il quale non sono mai mancati l’aiuto e il pensiero di amici o persone sconosciute che hanno voluto dire “Ci sono”, che sono stati accanto a EMERGENCY nel suo momento più difficile.

Tra i tanti doni che ci ha lasciato Gino abbiamo ritrovato così anche una comunità, nata intorno a un’idea semplice: “Chi ha bisogno va aiutato”. Attorno a quel suo modo di vedere il mondo, si sono ritrovate tante persone, spesso diversissime tra loro eppure tutte convinte che abbandonare qualcuno al suo destino sia sempre una scelta disumana.

Gino non ha abbandonato le vittime della guerra. Ferito dopo ferito, conflitto dopo conflitto, ci ha dimostrato che “La guerra non è mai la soluzione, ma è sempre il problema” e quindi va cancellata dalla nostra storia. Ovunque sia andato, ha visto esseri umani soffrire perché non avevano abbastanza soldi per ricevere le cure di cui avevano bisogno oppure perché dove vivevano non c’erano risorse, ospedali, medici a cui rivolgersi. In un mondo diviso tra chi può e chi no, si è sempre battuto per colmare quel baratro da medico, con tutti i mezzi che aveva. Perché “le cure sono un diritto umano fondamentale”.

Tante persone hanno portato avanti l’enorme lavoro di EMERGENCY. Tanti colleghi, volontari, artisti, amici, sostenitori, ma c’era sempre Gino alla guida. Era un ottimo medico, aveva coraggio, certo, ma soprattutto vedeva più lontano di tutti: aveva una capacità naturale di indicare la strada.

È passato un anno dal giorno in cui Gino ci ha lasciati. Anche se siamo irrimediabilmente più soli, oggi non possiamo fare altro che andare avanti noi. Lo facciamo perché ce n’è ancora bisogno e con la consapevolezza che - se oggi continuiamo a camminare - è anche perché qualcuno prima di noi ha avuto la forza di fare il primo passo."


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