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Caso Ivan Tavella: il Quirinale punta i riflettori
di Raffaele Florio
IL QUIRINALE RISPONDE A IVAN TAVELLA: ORA SULLA SANITÀ CALABRESE E SUL CASO VIBO-PARMA CALANO I RIFLETTORI DEL COLLE
C’è una differenza fondamentale tra uno Stato civile e un’accomandita di passacarte: lo Stato civile tutela la vita dei suoi cittadini più fragili; l’accomandita di passacarte, di fronte a un uomo attaccato a un respiratore automatico 24 ore su 24, gli chiede di firmare “la pagina tre” per cancellare i propri debiti e poi gli stacca il gas per morosità.
Siamo alle solite. La vicenda di Ivan Tavella — 47 anni, affetto da una forma avanzata di distrofia muscolare di Duchenne, residente a Parma ma conteso (si fa per dire) dalla burocrazia sanitaria dell’ASP di Vibo Valentia — ha raggiunto il livello massimo della tragicommedia istituzionale. Quello in cui la realtà supera la caricatura e la burocrazia assume le sembianze dell’assurdo Kafka.
Facciamo un breve riassunto delle puntate precedenti, per chi si fosse perso questo capolavoro di cinismo amministrativo.
Ivan ha un’autonomia d’aria di dieci minuti. Se si stacca il ventilatore polmonare, muore. Per sopravvivere ha bisogno di assistenti personali formati, che l’ASP di Vibo Valentia ha smesso di pagare da un anno e otto mesi, accumulando un debito verso l'agenzia che supera i 200 mila euro (cifra ammessa candidamente dagli stessi vertici dell'ASP in conferenza stampa).
Negli ultimi mesi abbiamo assistito a tutto il repertorio della commedia dell'arte burocratica:
1. Il distacco del gas per utenze arretrate (così niente acqua calda per sanare i tubi del respiratore);
2. L'assistenza ridotta all'eroismo di un'unica operatrice stremata da turni H24;
3. L'epica del materasso antidecubito negato dal 23 giugno, sostituito da una trafila di "pratiche di infungibilità" mentre il paziente va avanti a suon di antidolorifici;
4. E la perla finale: la richiesta di firmare la famigerata “Pagina Tre” del Piano Assistenziale Individuale (PAI). Una miracolosa scorciatoia in base alla quale Ivan avrebbe dovuto dichiarare che la sua assistenza non è "sanitaria" bensì "socio-assistenziale", consentendo all'ASP calabrese di scaricare il debito sul Comune di Vibo Valentia e salutare tutti con la manina. Con tanto di offerta "prendi e scappa": 6-8 mila euro al mese per il futuro, ma spugna sul passato e rinuncia ai 200 mila euro arretrati.
Di fronte a questa tenaglia, Ivan Jo Tavella ha fatto l'unica cosa che un cittadino dimenticato dalle istituzioni può fare: ha mostrato al paese il paradosso di uno Stato che per farti vivere ti frappone mille timbri, ma per farti morire si scopre improvvisamente efficiente. Ha avviato l'iter per il suicidio assistito con la svizzera Dignitas e si è rivolto all'Associazione Coscioni. Salvo poi scoprire che persino la Commissione medica incaricata di verificare i requisiti gli ha dato ragione su tutta la linea: i requisiti di legge ci sono tutti, ma la richiesta non può essere accolta perché Ivan non ha una volontà attuale di morire. Ivan vuole vivere. La sua era una richiesta di soccorso contro la tortura di Stato.
A quel punto, esasperato dal muro di gomma tra Vibo Valentia e Parma, Ivan ha preso carta e penna e ha scritto direttamente al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Ed eccoci all'ultimo, attesissimo capitolo.
Dal Quirinale — Segretariato Generale, Servizio Rapporti con la Società Civile e per la Coesione Sociale — è arrivata la risposta ufficiale. Un foglio protocollo ineccepibile che recita:
«Gentile Signor Tavella, mi riferisco alla lettera da lei indirizzata al Presidente della Repubblica. Al riguardo, desidero informarla che si è ritenuto inoltrare anche il suo recente scritto all'attenzione e alle valutazioni della Regione Calabria - Ufficio di Presidenza della Giunta regionale e Dipartimento Salute e Welfare, nonché della Prefettura di Parma. Colgo l'occasione per inviarle cordiali saluti.»
La Presidenza della Repubblica ha tirato una riga, ha preso la patata bollente e l'ha messa esattamente sui tavoli di chi finora ha fatto finta di non vedere. Il messaggio del Colle è chiarissimo: Guardate che la questione la conosciamo anche noi. Ora vediamo che cosa avete intenzione di fare.
E adesso? Adesso la ricreazione è finita. Ora il palcoscenico del rimpallo è crollato.
Non siamo più al livello delle PEC "in forma scritta e nei termini di rito" inviate dal triumvirato dell'ASP Sestito-Lazzaro-Passante per precostituirsi un alibi giudiziario. Non siamo più alle conferenze stampa in cui si sbandiera come un "regalo straordinario fuori dai LEA" l'acquisto di una carrozzina elettronica per un malato di Duchenne.
Ora la palla passa ufficialmente a:
- Regione Calabria (Giunta e Dipartimento Salute): che deve spiegare come intende commissariare l'inettitudine contabile dell'ASP di Vibo e se ritiene normale che per risparmiare 200 mila euro si metta a rischio la vita di un cittadino;
- Prefettura di Parma: che, rappresentando il Governo sul territorio in cui Ivan vive e soffre, deve garantire l'ordine pubblico e la tutela della salute pubblica, coordinandosi con il Comune di Parma e le strutture sanitarie locali;
- ASP di Vibo Valentia: che non può più nascondersi dietro lo spauracchio della Corte dei Conti o la storiella del "progetto più costoso d'Italia".
Le domande che Ivan pone da venti mesi ora sono scritte a caratteri cubitali sul tavolo dei governatori, dei prefetti e dei direttori sanitari:
CHI PAGHERÀ L'ASSISTENZA?
QUANDO VERRÀ GARANTITA SENZA INTERRUZIONI?
CHI SI ASSUMERÀ LA RESPONSABILITÀ CIVILE, PENALE E MORALE SE L'ASSISTENZA DOVESSE INTERROMPERSI?
Perché vedete, cari burocrati da scrivania, le carte bollate e i timbri possono rimbalzare da un ufficio all'altro all'infinito. Il ventilatore polmonare di Ivan Tavella, invece, no. Se si stacca la spina o se l'assistente non c'è, ci sono solo dieci minuti di tempo.
Il Colle ha fatto la sua parte girando i riflettori sulla vostra stanza. Adesso vogliamo vedere se avete il coraggio di spegnere la luce o se, per una volta nella storia di questo Paese, far prevalere i fatti sulla burocrazia.
Vi osserviamo. Timbri, delibere e verbali compresi.
 
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