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Ripensare la UE
di David Cappellini
Il programma economico di Futuro Nazionale per le elezioni del 2027 è un confuso minestrone di ricette di vario tipo. I pronunciamenti passano con discreta non chalance, dal corporativismo della Carta del Lavoro di Bottai del 1927, agli slogan staliniani tipo chi non lavora non mangia.
Si fa fatica a prendere troppo sul serio un programma cosi confuso e senza alcuna strada da percorrere, è assente qualsiasi indicazione. Però compaiono anche alcune scelte da fare che vanno dritte al sentire di moltissime persone, stufe di sottostare ad una UE in mano alla grande finanza e all'industria delle armi, che pone in modo arbitrario vincoli insostenibili per moltissime economie nazionali.
Vannacci, almeno a parole (nei fatti bisognerebbe vedere, ma spero non si verifichi quest'opportunità) è molto oltre Meloni e la sua adesione incondizionata ai diktat UE (quindi statunitensi) su austerità economica e guerra ad oltranza alla Russia.
Nel programma emerge anche la vecchia questione dell'uscita dalla moneta unica (e si parla di moneta fiscale...), solleticando cosi anche la pancia di chi già una decina di anni fa voleva ritornare alla lira.
La questione della moneta unica, che è stato uno strumento politico per attuare riforme forzate in senso liberista nei paesi membri e che ha sancito le asimmetrie tra la fiscalità e le economie di realtà totalmente difformi tra loro, ritorna attuale? L'euro è nato per eliminare il rischio di cambio ed il rischio paese, ma ha posto da subito il problema della sua impossibile svalutazione, basandosi sul cambio fisso.
In caso di crisi economica infatti, e in Europa dal 2008 con la crisi subprime al 2020 con la pandemia del Covid, le crisi si sono susseguite, o viene svalutata la moneta o si svalutano i salari... Quindi la moneta unica rimane il principale imputato del progressivo impoverimento delle classi lavoratrici e del ceto medio europeo e italiano in particolare, su questo non esiste più nessun dubbio.
Ci sono però, anche altri aspetti determinanti che si sommano alla moneta unica come cause del generale impoverimento del paese e del continente. In primis il ruolo rivestito dalla BCE, di concerto con il FMI, che ha fatto la banca, cioè il prestatore di ultima istanza, solo in momenti di crisi estrema (con il QE contro la crisi di liquidità e con il PNRR con la mutualizzazione dei debiti sovrani), comportandosi per il resto come un censore spietato del debito pubblico e bloccando le politiche espansive con l'imposizione di vincoli assurdi come il rapporto deficit/pil e i meccanismi vessatori antiespansivi come il Fiscal Compact, il Mes ed il patto di stabilità.
In Italia poi e qui la responsabilità è anche della sedicente sinistra, si è esagerato, inserendo una follia come il pareggio di bilancio in Costituzione. In sostanza certe problematiche sollevate in modo grossolano dal programma di Futuro Nazionale, sono ancora sul piatto e andranno affrontate prima o poi.
L'uscita di un paese dalla UE è disciplinata dall' articolo 50 del trattato di Lisbona e non è un atto semplice, l'uscita dalla moneta unica invece, non è proprio contemplata a livello giuridico dai trattati. Si ha il solo precedente della Grecia, che con il governo Tsipras e Varoufakis durante la crisi del 2014, stava per ritornare alla dracma.
Come raccontò poi lo stesso Varoufakis, il flusso delle transazioni automatiche in entrata ed in uscita in euro era talmente vasto e integrato, che se lo avessero fermato sarebbe finito in tragedia. Il pil greco era grosso modo poco più del 5% di quello italiano (250 miliardi contro 2.250), quindi immaginiamo un estemporaneo italexit cosa potrebbe significare.
Vannacci e c. non si pongono certo questi problemi, adesso si sentono sulla cresta dell'onda e marciano dritti verso un riconoscimento elettorale che sposterà voti interni al cdx, ma una volta al governo dimenticheranno tutto.
Rispolverare certe questioni dal tappeto sotto cui erano state confinate però, impone in un certo modo anche l'attenzione delle altre forze politiche. Il rapporto con la UE va ridiscusso in modo serio, ma va rivisto seguendo gli interessi italiani, non tanto per togliere terreno fertile elettoralmente ai Vannacci di turno, quanto perché l'ignavia e l'accondiscendenza politica hanno lasciato problemi irrisolti che non possono più attendere. La UE va ripensata integralmente partendo proprio dalle sue basi.
 
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