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13 agosto 2026
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Musulmano pregava in San Pietro. Scandalo?
di Rossella Ahmad

Il musulmano può pregare dovunque si trovi, non è necessario un luogo preposto per farlo. L'essenziale è che sia un luogo degno, pulito, che non si infastidiscano gli altri e che lo si lasci altrettanto pulito.

Mentre ero in Giordania, durante le emozionanti. traversate della Desert Highway, o della Route 65 Dead Sea Highway, guardavo affascinata le double-camin ed i fuoristrada fermi sul ciglio della strade che si snoda in quello strano deserto roccioso e gli automobilisti, che stendevano il tappeto sui bordi dell'asfalto rovente e pregavano in direzione della Kaaba, mentre il sole tramontava dietro le dune pietrose.

Per il musulmano Dio è ovunque ed ovunque puoi rivolgerti a Lui.

Chi abbia visto della malizia nel gesto dell'uomo in preghiera a San Pietro è uno sciocco, chi gli attribuisca significati strambi , che neanche oso definire politici, non sa di cosa parla e di certo non conosce l'Islam.

Non vi è sfida né sfrontatezza in quell'atto. È la preghiera individuale di un uomo, che con umiltà abbassa il capo di fronte al divino , in silenzio, senza infastidire alcuno. E chi abbia paura di un solo uomo, e della sua taciturna preghiera, ha di certo grossi problemi esistenziali legati ad insicurezza ed identità , oppure è in campagna elettorale perenne, ed utilizza astutamente il corpo dei musulmani ed ogni loro gesto per ravanare le paludi dell'ignoranza perpetua e raccattarne facili consensi.

Faccio ricorso alla storia, che spiega con chiarezza l'approccio dell'Islam verso le altre "religioni del Libro", improntato fondamentalmente e senza equivoci al rispetto.

Nel 637 d.C, Omar il Giusto, secondo Khalifa dell'Islam, entrò pacificamente a Gerusalemme accolto dal Patriarca Sofronio, che gli consegnò le chiavi della città e lo invitò a ristorarsi ed a pregare all'interno della Chiesa del Santo Sepolcro.

Il Khalifa, la guida dei credenti, declinò l'invito, nel timore che i posteri avessero trasformato in moschea il luogo in cui Omar il Giusto aveva pregato, e si recò ad adempiere al suo dovere religioso all'esterno della Basilica, nel punto in cui oggi sorge appunto la storica Moschea di Omar.

Può sembrare l'esatto opposto del gesto dell'orante in solitaria a San Pietro, e invece no. Fosse stato Omar un musulmano ordinario, avrebbe accettato senza esitare l'invito di Sofronio. Nessuno scandalo, nessuna sfida. La Chiesa, come il luogo antistante, posteriore ed adiacente ad essa, come l'intera Gerusalemme e la Palestina e l'Hijiaz e il mondo appartengono a Dio, nell'ottica islamica.

E, per lo stesso motivo, se un cattolico trovasse comodo pregare in solitudine nella quiete e nella tranquillità di una Moschea, nessuno glielo vieterebbe. Di più: nessuno lo noterebbe. Quanti cattolici hanno elevato una preghiera al loro Dio nella penombra delle moschee di Istanbul?

Il raccoglimento personale ed interiore può infastidire ed irritare solo chi della religione, inclusa la sua, non abbia compreso nulla, e anzi la utilizzi nella maniera più impropria possibile, come una clava identitaria - l'ossimoro della religione identitaria, cavallo di battaglia di ogni sovranista che si rispetti - , i destroterminali che hanno paura persino dell'ombra di un musulmano e gli incolti, per i quali millequattrocento anni di storia sono trascorsi invano.

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