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12 agosto 2026
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Governare con la vergogna
di Marinella Puleo

Ci è voluto un TikTok per sintetizzare in dieci secondi un’architettura di controllo vecchia come il mondo: per far vergognare una donna basta dire che è andata a letto con "troppi uomini", per far vergognare un uomo basta dire che è andato a letto con "degli uomini"... L’elemento ridicolo, contagioso e imbarazzante, a quanto pare, sono sempre gli uomini.

È una battuta geniale, ma la barzelletta vera è che non ha nulla a che fare con il sesso; ha a che fare con il potere. E con chi ha deciso che la moralità doveva diventare l'hobby preferito della massa.

Questo doppio standard non è farina del sacco del patriarcato moderno, che in fondo si limita a fare il copycat ma viene dritto dritto da secoli di tradizione religiosa abramitica, dove qualcuno si è seduto a un tavolo e ha deciso che la donna doveva fare la custode dell’onore e l’uomo il guardiano dell’ordine. Tradotto in soldoni: il desiderio femminile è un pericolo pubblico da recintare, quello maschile va bene purché sia nei binari giusti.

Il capolavoro del sistema, però, sta nell'invenzione della vergogna. Amministrare la colpa è la forma di governo più economica che esista: con le leggi devi pagare i gendarmi, con il senso di colpa la gente si frusta da sola a costo zero.

Il livello di cinismo raggiunge vette altissime quando si nota la selettività di questo tribunale morale. Mentre ai fedeli si spiega come vivere, dormire e respirare, le istituzioni proteggono le proprie magagne finché la puzza non diventa insostenibile per la stampa.

Negli Stati Uniti è servita una condanna all'ergastolo per fermare il sacerdote Anthony Odiong dopo anni di denunce sistematicamente ignorate, nonostante ci fosse di mezzo persino un figlio con una parrocchiana.

In Spagna si aprono i risarcimenti solo ora, con oltre quattrocento vittime di abusi clericali che hanno già presentato domanda.

In Wisconsin spunta la laicizzazione di Andrew J. Showers per accuse gravissime legate a una minorenne, mentre in Europa continua l'interminabile saga del caso Rupnik, capolavoro di come la spiritualità possa essere usata come arma di coercizione psicologica e sessuale.

La vergogna, guarda caso, non è mai democratica: massacra chi ha meno potere e si dimentica miracolosamente di chi fa i danni veri.

E oggi che siamo tutti moderni, emancipati e con lo smartphone in mano? Stessa recita, solo con un palco diverso.

La morale si è semplicemente trasferita dai pulpiti agli algoritmi. Sui social non serve più il prete per fare il sermone: ci pensa la gogna pubblica a colpi di click, dove l'indignazione fa impennare le metriche e far sentire la gente "dalla parte dei giusti" per cinque minuti.

Cambiano le piattaforme, ma il copione resta: la donna viene passata al vaglio per come si veste o per cosa fa della propria vita, mentre l'uomo di potere se la cava con la solita narrazione della "leggerezza" o con una riabilitazione lampo.

Certo, la soluzione da manuale sarebbe vivere da atei militanti, cancellarsi da ogni piattaforma ed emigrare in una grotta per far perdere le proprie tracce. Ma siamo figli del nostro tempo e alla fine su questi schermi ci torniamo sempre, fosse anche solo per guardare il circo. La vera rivincita non è sperare che il sistema cambi o che la gente smetta di giudicare... Non succederà.

È capire che la vergogna è solo una moneta fuori corso e che il modo migliore per trattare certi tribunali è togliergli l'unica cosa di cui hanno davvero bisogno: il nostro rispetto per la loro sentenza.


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