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12 agosto 2026
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Generali e democrazia
di David Cappellini

Generale Giovanni De Lorenzo: Comandante generale dei Carabinieri dal 1962 al 1965 e in seguito capo del SIFAR (servizio segreto militare), fu al centro del piano del 1964 noto come Piano Solo (interpretato come una dimostrazione di forza e condizionamento politico preventivo). Fu poi eletto in Parlamento e prosciolto da imputazioni penali dirette di eversione formale.

Generale Renzo Rocca: Ufficiale dei servizi segreti (SIFAR/SID) e direttore del reparto "SID-Stay Behind" (struttura legata a Gladio), fu fortemente legato agli ambienti della destra eversiva e ai finanziamenti a gruppi anticomunisti prima della sua misteriosa morte nel 1968.

Generale Ugo Ricci: Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, coinvolto nelle dinamiche di pianificazione e nei contatti istituzionali all'epoca del Piano Solo. Generale Amos Spiazzi: Ufficiale dell'Esercito (comandante del contingente di Verona), fu tra i principali protagonisti indagati nell'inchiesta del 1974 sulla loggia eversiva e sovversiva della "Rosa dei Venti", accusato di cospirazione politica e contiguo al Golpe Borghese.

Ammiraglio Giovanni Torrisi e il Generale Vito Miceli (capo del SID dal 1970 al 1974): Quest'ultimo fu arrestato nel 1974 nell'ambito dell'inchiesta sulla Rosa dei Venti e sui collegamenti con i tentativi golpisti ed eversivi della destra radicale, per poi essere prosciolto o assolto in sede giudiziaria nei successivi dibattimenti.

Generale Pietro Musumeci e il Colonnello Giuseppe Belmonte: Ufficiali del SISMI, successivamente condannati per i depistaggi relativi alle indagini sulla strage di Bologna, sebbene inseriti in un livello di attività deviata interna agli apparati di sicurezza.

Questi sono solo alcuni dei pezzi grossi e grossissimi di esercito e forze dell'ordine, la cui fedeltà alla Costituzione è stata a dir poco precaria. All'appello ne mancano ancora molti, mi vengono in mente il generale Mori, l'ammiraglio Birindelli, ma l'elenco sarebbe infinito se considerassimo anche i vari sottufficiali e semplici membri di esercito e forze dell' ordine, che hanno compiuto azioni di fiancheggiamento e di depistaggio durante la stagione dei golpe e delle stragi.

I rapporti tra i nostri militari e le istituzioni repubblicane e democratiche mi sembra siano stati abbastanza precari. Almeno chi non ha la memoria storica di un criceto dovrebbe rendersene conto e anziché augurarsi i generali direttamente al governo, dovrebbe prendere atto che i rischi che abbiamo corso per 50 anni consigliano l'esatto contrario. L'errore comunque è a monte e si chiama Amnistia Togliatti.

L'amnistia Togliatti è un decreto di condono (decreto presidenziale 22 giugno 1946, n. 4) proposto da Palmiro Togliatti, Ministro di Grazia e Giustizia, per reati comuni, politici e militari commessi durante il fascismo e la guerra. L'obiettivo ufficiale era la pacificazione nazionale e la ricostruzione dell'Italia, ma il provvedimento portò alla liberazione di molti ex fascisti e collaborazionisti.

Questi soggetti che ricoprivano cariche importanti nella macchina dello Stato rimasero al loro posto, liberi di inquinare e destabilizzare la democrazia, rendendola sempre più precaria e involuta. Non contenti di oltre mezzo secolo di stragi e colpi di stato tentati, gli italiani, la cui memoria storica è inesistente, gradirebbero sgherri di questo tipo al governo e questo avviene proprio quando il primo passo è stato compiuto, mettendoci i nipotini in borghese di questi scampati al regolamento dei conti.

Conti che vanno sempre regolati quando è il tempo.


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