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Vibonese inferno per i lavoratori
di Domenico Cortese
Tra gennaio e luglio 2026 le fiamme gialle hanno effettuato 16 controlli su altrettante attività commerciali nel Vibonese, identificando 98 lavoratori. Di questi: 30 erano completamente in nero, 13 erano impiegati irregolarmente, per esempio con contratti part-time dietro cui si nascondeva un lavoro a tempo pieno oppure con periodi di prova totalmente in nero.
Particolare attenzione è stata rivolta alle attività turistiche: in un solo stabilimento balneare le sanzioni previste oscillano tra 20mila e 117mila euro. Sono emerse anche violazioni dell’obbligo di pagare gli stipendi con strumenti tracciabili. Sei aziende sono state sospese dall’Ispettorato del lavoro e, in un altro caso, è stata disposta la cessazione definitiva dell’attività.
Sono numeri che dovrebbero sollevare uno scandalo e una rivolta civica senza precedenti. Ma tutto tace, il problema non esiste, si parla di stupidaggini imboccate alle persone dai media borghesi. Quasi la metà dei lavoratori irregolari significa che la paga oraria contrattabile da tutti non supera i 3-4 euro, se va bene. Ma sono cose che sappiamo tutti.
È palese che in questa zona esista un problema sociale grande come una casa. Pensate cosa accadrebbe se i controlli fossero effettuati DAVVERO, cioè in maniera capillare e non solo dimostrativa e a campione.
Ma non accadrà, innanzitutto perché lo Stato non ha l’interesse di rovinare gli affari a coloro che rappresentano i maggiori gruppi di interesse dei governi.
L’UNICA STRADA È LA COSTRUZIONE DI UNA STAGIONE DI SCIOPERI, con tutti i lavoratori della zona che si coordinano con una piattaforma di lotta comune che dovrebbe includere, tanto per cominciare, una revisione del CCNL al rialzo almeno sul piano regionale, un serio rafforzamento della NASPI e l’incremento del 300% del personale dell’Ispettorato.
 
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