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12 agosto 2026
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Hasbara social
di Rossella Ahmad

Breve compendio di come agisce il sionismo sul web, comprese le sue creature - gli islamofobi che spacciano la realtà parallela di un islam in procinto di conquistare il mondo.

Tocca parlare anche di fiction ultimamente.

Mi imbatto, abbastanza casualmente - ma nulla è un caso, in realtà. Si chiama algoritmo punitivo - in un trucido personaggio della mia città. Uno di quelli che, ad occhio, vengono da noi definiti "vrenzoli": persone cioè visibilmente volgari, prive di cultura, chiassose, maleducate ed use al turpiloquio.

Il vrenzolo in questione si è reinventato - dopo un fallimentare tentativo di sfondare nell'avanspettacolo partenopeo - come sostenitore ad oltranza ed a libro paga del sionismo, tuttavia invita i disperati che lo seguono ad "abbonarsi" a non meglio specificati contenuti onde "fare un dispetto a quei disoccupati dei propal". Ipse dixit. Come inventarsi un mezzo di sostentamento di tutto rispetto sfruttando l'ignoranza ed il disagio altrui.

In uno dei suoi "contenuti" più rilevanti, spaccia il video di pasciuti bambini egiziani per quello di bambini di Gaza, sottintendendo come i grassi palestinesi stiano prendendo per i fondelli il mondo in merito ad una fame che non c'è . Scrivo un commento trattenendo il respiro, per evitarne il.mefitico contagio. Propongo di mostrargli personalmente i bambini di Gaza e le madri addolorate palestinesi che portano impressi nel corpo i segni indelebili della ferocia imperialista e coloniale. Siamo della stessa città, spiego, non sarebbe impossibile farlo. Cestina.

Tento di postare un video di Ground Zero Gaza, il paesaggio lunare del più efferato genocidio dei nostri tempi, ma mi è impedito. Nessuno può postare immagini o video se non egli stesso ed i suoi più fedeli pretoriani. Sono sopraffatta dal furore.

Ricordo ai suoi lettori che l'hasbara sionista ha assoldato un numero imprecisato di influencer senza scrupoli onde ribaltare completamente la narrazione del genocidio e la percezione dei fatti, stanziando una cifra astronomica - 50 milioni di dollari allo scopo di influenzare l'opinione pubblica nei soli Stati Uniti - per comprarne letteralmente i servigi. Non è un caso la fiammata improvvisa di islamofobia sul web e non è un caso la cortina di silenzio calata sulla pulizia etnica in corso, la prima che vediamo accadere in tempo reale dinanzi ai nostri occhi.

Il commento è sparito anch'esso in tempo reale. L'hasbara sionista ed i suoi (in)degni servi non amano essere disturbati mentre tessono tutti assieme la trama della più colossale fiction dei nostri tempi, quella che parte dalla non-esistenza della Palestina - ho chiesto senza ricevere risposta cosa fosse mai accaduto nel 1948 se non la partizione della Palestina - al non-genocidio di Gaza, confessato persino dai suoi autori - si tennero bassi nella confessione, dimenticando di moltiplicare almeno per quattro - le vittime evaporate, sbriciolate, fuse, mai ritrovate - i 75.000 martiri a cui era già stato dato un nome.

Non va meglio nelle chat anglosassoni. Prendiamo Greg, cognome visibilmente est-europeo, ad esempio. Ha nella sua foto profilo la bandiera dell'entità canaglia, ma vive nel Minnesota, ed ha una moglie, Victoria, nata in Ucraina, statunitense di adozione, con contatti est-europei nella maggiore quantità ma che si definisce di Hebron.

Così, a caso. Una diversamente semita che incita all'assassinio dei nativi nella città più vessata al mondo, i cui abitanti vivono murati nelle loro case per impedirne il furto e l'esproprio.

Due sole parole riescono a metterli in crisi, nel quale caso si eclissano con lestezza oppure ricorrono alle maledizioni di pulsa denura inviate fino alla settima generazione, giusto per impedirci di dimenticare con chi abbiamo a che fare.

Non sto più scrivendo molto, ultimamente. Questo mondo ha risucchiato le mie energie più vitali non meno della censura con cui i social ribadiscono da quale parte pendano e di come sia facile per essi fare in modo che le tue parole si perdano nel vento, nell'etere, nel flusso ininterrotto di fake news, depotenziate dall'onda anomala di indifferenza/odio che da un anno ci avvilisce.

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