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11 agosto 2026
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Abdul al-Sayed: sua elezione offre enormi prospettive
di Ahmad M. Shakakini

Il significato e la dimensione della vittoria di Abdul al-Sayed, nelle primarie del Partito Democratico per un seggio al Senato in Michigan, sono enormi.

La biografia di Abdul al-Sayed è impressionante: ha studiato all'Università del Michigan, vinse il primo posto ed è stato scelto per tenere il discorso dei laureati.

Si trasferì nella stessa prestigiosa università per studiare medicina. Due anni dopo, gli fu assegnata la Rhodes Scholarship (basata sui criteri per ottenere voti con comportamento e qualità di leadership), che qualifica il vincitore per un master in uno dei college di Oxford. Ha conseguito il dottorato in Sanità Pubblica a Oxford e poi ha studiato medicina alla Columbia University.

Successivamente si dedicò gradualmente al lavoro politico e si formò per essere attivo nei quartieri a sinistra del Partito Democratico. La rivoluzione scatenata da Mamadani a New York si sta diffondendo in altri stati: più tasse per i più ricchi, sanità e servizi pubblici efficienti e gratuiti, no alle guerre ma umanità e solidarietà e condanna dei criminali di guerra israeliani e del loro genocidio contro I palestinesi.

Qualcuno potrebbe immaginare che la maggioranza della popolazione del Michigan sia arabo-americana, mentre non raggiungono il 5% della popolazione totale. La lobby israeliana, AIPAC, ha messo tutto il suo peso per sconfiggere Abdul al-Sayed e ha speso almeno 31 milioni di dollari, un record. Il significato e la dimensione della sconfitta dell'AIPAC sono altrettanto enormi.

Al-Sayed non si è tirato indietro nelle sue posizioni a sostegno della Palestina e contro l'armamento dello stato genocida israeliano: è rimasto fermo di fronte alle domande provocatorie dei media tradizionali. Ha saputo convincere e mobilitare i bianchi, soprattutto gli studenti.

Il Partito Repubblicano sarà durissimo contro di lui nelle elezioni di novembre e lo accuserà, come ha già fatto con Mamdani, di essere sia comunista che integralista islamico, questa contraddizione non è estranea ai reazionario di destra e ai sionisti.

L'ascesa dei socialisti progressisti contrari al genocidio israeliana potrebbe costare un prezzo alto al Partito Democratico: dovesse perdere le elezioni di metà mandato, i suoi oppositori attribuiranno la sconfitta all'accesa della sinistra progressista pro Palestina e "all'estremismo antiamericano", aumenterà la pressione sul Partito Democratico per ritornare a destra.

Qualora vincesse il Partito Democratico, l'AIPAC potrebbe prendere la decisione di affidarsi esclusivamente al Partito Repubblicano, e sostenere solo i candidati repubblicani, ma ciò rappresenterebbe una deviazione radicale dalla linea originaria del sionismo e della lobby israeliana di influenzare e controllare i candidati di entrambi i partiti USA.

Dovesse vincere il Partito Democratico USA, il PD italiano (per poter vincere) ci metterà 20 anni per poter capire cosa è successo e per adeguarsi alla linea del loro partito di riferimento a livelli internazionale e candidare socialisti progressisti italiani di origine musulmana e pro Palestina.

Ammesso e concesso che li trovino, visto che malgrado abbiano più volte governato e avuto la maggioranza in Parlamento hanno tenuto un'antica e inadeguata legge sulla Cittadinanza (1992) che non solo non permette di trovare candidati socialisti progressisti come Mamdani e Abdul al-Sayed ma nemmeno di trovare calciatori d'origine immigrata come Lamine Jamal che permetterebbero di qualificarsi ai mondiali.

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