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11 agosto 2026
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Nel mirino
di Rino Ingarozza

Che Paese meraviglioso, l'Italia. O meglio, come presunti (ma molto presunti) giornalisti lo rendono tale.

Succedono cose "che voi normali di altri Paesi stentereste a credere".

E come vuoi chiamarli simili presunti giornalisti, se non pennivendoli croccantinati?

Andiamo per ordine, magari partendo da lontano.

Tutti in punta di penna e di polpastrelli, a scrivere che Berlusconi telefonò alla questura per far liberare Ruby rubacuori perché, lo stesso, pensava fosse la nipote di Mubarak. E lo scrissero...

Non un articolo, non una condanna, non un rimbrotto alla Lega quando fu condannata per i famosi 49 milioni. Niente. Anzi iniziarono a raccontare la solita storia (Berlusconi docet). Cominciarono a parlare di una presunta persecuzione giudiziaria o di una distorsione mediatica contro la Lega di Matteo Salvini.

Nel corso degli anni ci sono state tante altre dimostrazioni di "affetto" di questi pennivendoli, di "attaccamento alle direttive padronali". Il "metodo Boffo" è uno dei più famosi. In pratica "Il giornale" fece una campagna di "lancio di fango" nei confronti di Dino Boffo, direttore del giornale "L'avvenire". E tutto ciò perché si era permesso di criticare Berlusconi. Salvo, tempo dopo, ammettere che era una cosa preparata ad hoc.

Idem per quanto riguarda Gianfranco Fini. Per i suddetti pennivendoli croccantinati, era un uomo tutto d'un pezzo. Quasi sempre però... è bastato che litigasse con Berlusconi che iniziarono la solita campagna di fango. Dissero che vendette una casa a Montecarlo al cognato, ad una cifra irrisoria. Casa che era stata donata da una ricca signora all'allora Movimento Sociale Italiano. Che magari era anche vero... il fatto è che l'hanno tenuto nascosto sino a quando è convenuto al loro padrone. Passa il tempo, cambiano i padroni, resta la "devozione pecuniaria".

Caso Santanché: Neanche un articolo, un cenno, una parola alle accuse gravi contro di lei. Neanche una domanda ad una delle sue accusatrici (un'ex dipendente). Solo fango sui giudici. A loro non interessa colpire, scovare novità, contribuire alla verità; a loro interessa colpire i "ricercatori di tali cose": i giudici. Tra guardie e ladri fanno il tifo per i ladri. Ovviamente se appartengono ad un certo colore politico.

Caso Del Mastro. A loro non interessa (i giornalisti pagherebbero per avere questo tipo di notizie) sapere cosa si dicevano Del Mastro e un prestanome della mafia. A loro interessa "scudare dialetticamente" Del Mastro. E perché? Perché fa parte della coalizione del loro padrone. Di quello che li paga. E "il padrone è come il cliente... ha sempre ragione... visto che ti paga".

Stendiamo un velo pietoso sulla campagna giornaliera nei confronti di Giuseppe Conte. Qui l'ordine è stato tassativo: "Attaccare, attaccare, attaccare". E cosa e chi si attacca? Ciò e chi fa più paura. O "pauva" come dice un croccantinato di loro.

Adesso è il turno di Report. A loro non interessa approfondire le notizie, i servizi, gli scoop di Report. Non interessa appoggiare una campagna che smaschera imprenditori senza scrupoli che ti fanno mangiare le peggiori porcherie: carni scadute da mesi. Allevamenti in luoghi "igienicamenti schifosi".

Non interessa contribuire a scovare truffe, furti legalizzati, porcherie varie. A loro interessa salvaguardare gli interessi del loro nuovo padrone e della sua parte politica. E cosa importa se poi qualcuna viene accusata di evasione fiscale e di autoriciclaggio (Pivetti) o di false fatturazioni e evasione fiscale (Michela Vittoria Brambilla). Cosa importa degli arresti quotidiani, in giro per l'Italia, di tesserati con partiti di destra.

Queste cose si devono tacere, si devono nascondere. Parlarne, condannarle, equivarrebbe ad acquisire qualche punto a favore nella classifica della libertà di stampa... e loro hanno messo nel mirino la Corea del Nord. E ci mettono tutto l'impegno per raggiungerla all'ultimo posto.

Anzi.. non hanno bisogno di metterci impegno... gli riesce naturale.


per approfondire...

Dossier diritti

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