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1700 corpi merce di scambio
di Edoardo Morello
Milleettecento corpi. Non prigionieri, non ostaggi vivi da riportare a casa. Corpi. Israele li trattiene, secondo quanto riporta 𝘏𝘢'𝘢𝘳𝘦𝘵𝘻, come merce da usare in un accordo futuro. Nessun israeliano è oggi nelle mani di gruppi palestinesi. La trattenuta non risponde a uno scambio in corso. Risponde a un calcolo su uno scambio possibile.
Chiamiamo le cose con il loro nome. Un corpo non è una merce, ma qui viene trattato come tale: contato, conservato, tenuto in riserva per il momento in cui servirà come leva. Il capo dello Shin Bet avrebbe appoggiato la scelta. Non è un episodio isolato: è una politica dichiarata, di lungo corso, che lo Stato israeliano applica da anni.
Dietro ogni numero di quella cifra c'è una famiglia che non può seppellire, un lutto tenuto in ostaggio insieme al corpo. Il diritto internazionale umanitario impone la restituzione delle salme. Qui viene sospeso in nome di un'aritmetica dello scambio.
Non è una notizia che si commenta. È una notizia che si registra, e non si dimentica.
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𝘍𝘰𝘯𝘵𝘪: 𝘏𝘢'𝘢𝘳𝘦𝘵𝘻, 𝘔𝘪𝘥𝘥𝘭𝘦 𝘌𝘢𝘴𝘵 𝘌𝘺𝘦
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