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Dove sono il pane e le rose?
di Elisa Fontana *
Bene, ci siamo arrivati. Una catena di supermercati attiva a Roma e provincia, la Pewex, ha comunicato che da oggi nei suoi punti vendita fisici si potrà pagare la spesa in comode rate. Alla cassa troveremo quattro possibilità: pagare subito in contanti, pagare dopo un mese senza interessi, pagare in tre mesi senza interessi, finanziamenti estesi fino a 12 mesi con interessi.
La possibilità di pagare a rate era già presente per gli acquisti on line, ma dubito che il pensionato digitalmente analfabeta o la vecchia zia ne abbiano mai usufruito. Adesso si rompe questo tabù e si compra la spesa a rate anche fisicamente nel supermercato sotto casa, disponibile per tutti. E pare che una delle più grandi catene italiane sia pronta a partire nelle stesse modalità da settembre.
Ora, mi soffermerò solo brevemente sui rischi di entrare in una spirale di indebitamento senza uscita per chi non può contare su entrate certe o sufficienti. Mi soffermo brevemente non perché non sia importante, anzi, ma perché vorrei parlare di un altro aspetto che a me pare eclatante e pericoloso.
Ma veramente ci sembra normale dover pagare la spesa a rate? Davvero siamo ormai talmente abituati a ingoiare e digerire qualsiasi cosa da non fermarci un attimo davanti ad una notizia del genere e scendere subito dopo in pazza con i forconi? Ma davvero non solo vediamo tutto regolare e, anzi, siamo grati per questo comodo servizio?
Nessuno si chiede come ci siamo ridotti così, chi ci ha portato a comprare pane e latte a rate? Cioè, non siamo più in grado di comprare le cose essenziali per la sopravvivenza, siamo ridotti a rubare la scatoletta di tonno per sfamarci, adesso possiamo comprarci pure il pane a rate e tutto va ben, madama la marchesa?
Siamo un Paese che ha basato il suo miracolo economico sulle rate. Ma erano rate di speranza di una popolazione che stava uscendo pian piano dalla guerra, cominciava a lavorare e a guadagnare, allontanava le privazioni subite durante la guerra e riemergeva alla vita normale. In questo quadro le rate erano il mezzo con cui, pagando pian piano, si potevano realizzare i sogni di una vita normale. Comprare il televisore, la lavatrice, il frigorifero.
Affrancarsi da una vita dura fatta di rinunce per giungere pian piano al progresso. Insomma, c’era un sogno, c’era un piano, c’era la visione di poter stare sempre meglio, fino addirittura a comprarsi la mitica Seicento.
Sono passati 60 anni da quegli anni e siamo qui a fare debiti per il pane e il latte, nel silenzio e nella indifferenza più assoluti, anzi a ringraziare per questa bella opportunità che permetterà a qualche povero disgraziato di comprare il necessario e poi domani si vedrà.
E no, ormai non è più solo qualche povero disgraziato, ormai è un problema sociale che capisco bene che non si possa risolvere in un amen, ma che non si tenta nemmeno di contrastare nell’assoluta indifferenza della politica e nel totale ottundimento delle vittime di questa situazione, mentre i telegiornali ci mostrano il concentramento di yacht di lusso in Sardegna e la nostra presidente del consiglio è occupata a giocare sui social.
Dal volere il pane e anche le rose a ritrovarsi a desiderare il pane e il latte è stato un attimo.
* Coordinatrice Commissione Politica e Questione Morale dell'Osservatorio
 
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