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I quindici di Piazzale Loreto
di Franca Zanaglio
"C'erano molti corpi gettati sul marciapiede, contro lo steccato, qualche manifesto di teatro, la Gazzetta del Sorriso, cartelli, banditi! Banditi catturati con le armi in pugno! Attorno la gente muta, il sole caldo. Quando arrivai a vederli fu come una vertigine: scarpe, mani, braccia, calze sporche (....) ai miei occhi di bambino era una cosa inaudita: uomini gettati sul marciapiede come spazzatura e altri uomini, giovani vestiti di nero, che sembravano fare la guardia armati!" Franco Loi, poeta, testimone.
“Noi non dimenticheremo mai il mucchio di 15 cadaveri, uno ridosso all’altro, come macerie… Quel mucchio, all’imboccatura del piazzale, accanto ad un distributore di benzina, come se fosse un mucchio di bidoni. Custodito dalle ausiliarie, giovani donne che di tanto in tanto si pulivano le scarpe sul corpo dei cadaveri; mentre il sangue dal mucchio si spargeva sulla piazza… E Milano che sfilava muta; girava intorno a quel mucchio, in silenzio, e guardava. E tornava indietro. E’ stata quella la processione più lunga della mia vita ; mi dicevo durante il percorso: “Eppure non vinceranno… non possono vincere, nonostante i massacri.” Padre Davide Maria Turoldo, un protagonista milanese della Resistenza, che da diacono diede la benedizione alle salme insieme a padre Camillo De Piaz e a Monsignor Giovanni Barbareschi.
Il 10 agosto 1944 quindici tra partigiani e antifascisti vennero prelevati dal carcere di San Vittore e portati in Piazzale Loreto, dove furono fucilati da un plotone di esecuzione composto da militi della Muti agli ordini del capitano delle SS Theodor Saevecke, noto come il boia di Piazzale Loreto, e i loro corpi martoriati furono lungamente lasciati esposti.
"Ai quindici di piazzale Loreto"
di Salvatore Quasimodo
Ai quindici di Piazzale Loreto
Esposito, Fiorani, Fogagnolo,
Casiraghi, chi siete? Voi nomi, ombre?
Soncini, Principato, spente epigrafi,
voi, Del Riccio, Temolo, Vertemati,
Gasparini? Foglie d'un albero
di sangue, Galimberti, Ragni, voi,
Bravin, Mastrodomenico, Poletti?
O caro sangue nostro che non sporca
la terra, sangue che inizia la terra
nell'ora dei moschetti. Sulle spalle
le vostre piaghe di piombo ci umiliano:
troppo tempo passò. Ricade morte
da bocche funebri, chiedono morte
le bandiere straniere sulle porte
ancora delle vostre case. Temono
da voi la morte, credendosi vivi.
La nostra non è guardia di tristezza,
non è veglia di lacrime alle tombe:
la morte non dà ombra quando è vita.
 
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