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La verità non va in prescrizione
di Pino Maniaci
I funerali si tennero il 10 agosto.
Voglio raccontarvi la storia di Ida Castelluccio. Per farlo prendo spunto da un post di suo nipote Nino Morana, che non ha mai potuto conoscere la zia se non attraverso i racconti della mamma e dei nonni.
Ida aveva diciannove anni, dei grandi occhi azzurri, e una passione per lo studio della storia antica, in particolare la Grecia, tanto da iscriversi al liceo classico con il desiderio di diventare insegnante.
Il 6 agosto del 1986 conobbe Nino Agostino. Lui era un poliziotto ed era anche il fratello della sua amica Flora. L'incontro avvenne durante la festa per i quindici anni dell'amica. Nonostante inizialmente fosse infastidita dal carattere estroverso di lui, se ne innamorò. E due anni dopo, l'1 luglio 1989, si sposarono.
Quel giorno Ida indossò l’abito cucito da Augusta, la madre di Nino, e al collo un filo di perle che le aveva regalato lui. Partirono subito per il viaggio di nozze in Grecia, la meta scelta in onore della passione di Ida.
Aspettavano un bambino, lei era incinta di pochi mesi, e non vedevano l'ora di costruire il loro nucleo familiare nella casa in cui avevano deciso di vivere ad Altofonte, vicino Villagrazia di Carini.
Il 5 agosto 1989 raggiunsero la famiglia di Nino al mare. Erano appena tornati dal viaggio di nozze e, dopo aver ritirato l'album di nozze e averlo mostrato a una vicina, stavano rientrando nella villetta dei genitori di Nino.
Arrivati al cancello, due pezzi di merda in motocicletta si avvicinarono e spararono, uccidendo Nino. Ida cercò disperatamente di salvare il marito e urlò agli assassini "Io so chi siete". Ma quella frase le costò la vita. Spararono anche a lei, uccidendola insieme al bambino che portava in grembo.
Un colpo soltanto, al cuore. Come ultimo gesto d'amore, con le sue ultime forze si trascinò a carponi verso suo marito, per morire accanto a lui.
I funerali si tennero il 10 agosto e vi presero parte anche i giudici Falcone e Borsellino.
Ida non era soltanto "la moglie di". Era una ragazza piena di vita, coraggiosa e altruista, che faceva volontariato presso l’istituto Villa Nave a Palermo, dove dedicava il suo tempo e la sua dolcezza ai minori con disabilità, condividendo con loro regali, dolci e addirittura i guadagni degli straordinari di suo marito Nino.
Venne assassinata con una violenza inaudita da non-uomini, da pezzi di merda non paragonabili nemmeno a delle bestie, perché le bestie non commettono certi orrori.
Ida non aveva colpe. O meglio, le aveva per i suoi assassini: la colpa di conoscere i segreti di Nino, di condividerne le confidenze e sostenerlo mentre dava la caccia ai latitanti. La colpa di non tacere davanti alla violenza mafiosa mentre le ammazzavano il marito che tanto amava.
Venne uccisa nello stesso luogo in cui si erano conosciuti. Esattamente tre anni dopo.
Leggete ciò che scrive Nino Morana, il nipote:
"La mafia ha scelto di ucciderla volontariamente, ma lo Stato Italiano ha scelto di ucciderla nuovamente con la vergognosa sentenza in Cassazione del 30 gennaio, che ha annullato il processo in appello per l’omicidio di Nino Agostino rinviando a nuovo giudizio Nino Madonia, mentre per Ida Castelluccio è subentrata la prescrizione del reato, perché quella ragazza di diciannove anni è considerata una vittima collaterale e non un obiettivo premeditato.
Una scelta tanto scabrosa quanto mortificante, che ha profanato la vita e la morte di quella ragazza neanche ventenne.
Mio zio Nino poneva fiducia solamente in sua moglie, e il 5 agosto 1989 i mafiosi - e chi li ha mandati - sono stati così vigliacchi da scegliere deliberatamente di uccidere mio zio in un momento di festa, consapevoli che potesse essere disarmato e che la sua unica priorità sarebbe stata quella di proteggere sua moglie Ida, incinta. Hanno scelto di ucciderli insieme. Perché anche Ida era un bersaglio.
Sapevano che aiutava Nino nelle indagini a San Giuseppe Jato, che custodiva i suoi segreti.
Lasciarla in vita sarebbe stato troppo rischioso.
L’omicidio di Ida rientra perfettamente in quel sistema patriarcale mafioso, che, con gli omicidi di altre donne come Lia Pipitone, Lea Garofalo, Rita Atria e purtroppo tantissime altre, tende a sminuire le figure di queste donne che invece hanno scelto di combattere per essere libere.
Il loro amore non andrà in prescrizione, la verità non va e non deve andare in prescrizione".
 
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