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10 agosto 2026
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Terroristi a nuoto
di Edoardo Morello

Io la leggo alle sette e mezza, la prima pagina, mentre il caffè si raffredda nella tazzina come si raffredda tutto in questo paese, e leggo «Ceuta, rischio terrorismo», e penso: ecco, bene, allora è vero, il pericolo è concreto, ce lo dicono gli 007, ce lo dice Mattarella, ce lo dice pure Salvini che di solito le cose gliele dice il citofono, e io da bravo cittadino mi preoccupo, mi preoccupo sul serio, prendo il caffè e mi preoccupo.

Poi però ci penso meglio, perché io sono uno che ci pensa meglio, è la mia rovina, e mi chiedo: ma questo terrorista islamico che deve entrare da Ceuta, come entra, di preciso, che tragitto fa, perché io Ceuta l'ho vista su una cartina una volta e non è che ci sia un ponte, non è che ci sia un pullman navetta con l'aria condizionata, c'è il mare, c'è lo stretto, c'è la corrente, e allora o il tizio prende un gommone come fanno i disperati che poi però sono un problema diverso, un problema che si chiama «respingimento» e non «minaccia», oppure, e qui la mia mente di cittadino preoccupato comincia a deragliare sul serio, il tizio si tuffa, il tizio nuota, il tizio attraversa lo stretto di Gibilterra a rana, con lo zaino in spalla, con dentro non si sa cosa, forse i volantini, forse le istruzioni, tenute a secco in una busta di plastica come fanno i pescatori con le sigarette.

E allora io mi immagino la scena, perché sono fatto così, mi immagino tutto: il tizio che nuota, il tizio che respira ogni tre bracciate come gli hanno insegnato al corso, il tizio che a un certo punto vede una nave della Guardia Civil e si immerge, trattiene il fiato, un terrorista apneista, uno Yuri Cechi del jihad, e intanto in Italia il governo blocca Schengen, blocca i controlli, ferma i camion al confine, mette i doganieri a controllare i bagagliai dei pullman di pensionati che vanno a Barcellona per la Sagrada Família, perché il pericolo, dicono, è concreto, il pericolo nuota, il pericolo ha i polmoni buoni.

Ora, io non voglio fare il sofisticato, non voglio fare quello che sa tutto, io sono uno che il caffè lo prende amaro e basta, ma una domanda me la faccio: com'è che il pericolo concreto arriva sempre proprio nel momento in cui bisogna spiegare agli elettori perché si è litigato con la Spagna, perché il vertice è andato male, perché Sánchez scrive su X le cose belle sull'Europa forte e ambiziosa e Roma risponde con gli 007 e le chat setacciate, e il pericolo concreto, guarda caso, non è mai il pericolo del venerdì scorso, è sempre il pericolo di oggi, fresco, caldo, buono per la prima pagina, buono per il titolo a caratteri cubitali sopra la fotina di Messi che piange il padre, perché anche il dolore va messo in scaletta, anche il dolore ha il suo taglio basso.

E quindi io richiudo il giornale, e il caffè ormai è freddo del tutto, e penso che va bene, va benissimo, siamo un paese serio, un paese che manda gli 007 a intercettare le chat e i vicepremier a spiegare che difendere i confini non è sovranismo ma solo buonsenso, un paese che si fida degli esperti, tranne poi degli esperti non fidarsi mai quando dicono che il rischio vero non nuota, il rischio vero prende l'aereo, il rischio vero ha il passaporto in regola da tempo, il rischio vero non fa notizia perché non si può disegnare sopra una cartina con la freccetta che parte da Ceuta.

Resto lì, con la tazzina vuota, a chiedermi se il nuotatore ce l'ha fatta, se è arrivato, se si è asciugato da qualche parte prima di mettersi in marcia verso il nord, e non lo so, non lo saprò mai, perché in fondo non esiste, e questa è la parte più comica di tutte: che io, alle sette e mezza del mattino, mi sia messo a preoccuparmi per uno che non c'è, mentre quelli che ci sono davvero, quelli veri, continuano tranquillamente a fare il loro mestiere, che è annegare, quello sì, per davvero, senza fare rumore, senza fare terrorismo, senza fare notizia.


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