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10 agosto 2026
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Gaza: tasso di aborti spontanei triplicato in sei mesi
di Anna Carla Amato

Il tasso di aborti spontanei nella Striscia di Gaza è più che triplicato durante la prima metà del 2026, a causa della malnutrizione, dei ripetuti sfollamenti, del caldo estivo estremo e del continuo collasso del sistema sanitario dell'enclave che hanno colpito le donne palestinesi in gravidanza.

Secondo i dati diffusi dal Ministero della Salute di Gaza, tra gennaio e giugno sono stati registrati 3.958 aborti spontanei, pari a 208,5 aborti ogni 1.000 nati vivi. Nella seconda metà del 2025, il tasso corrispondente si è attestato a 64 aborti spontanei ogni 1.000 nati vivi, con un aumento di circa 3,3 volte in pochi mesi.

Ad aprile si è registrato il tasso mensile più alto, con 377,25 aborti spontanei ogni 1.000 nati vivi, mentre a giugno si è registrato il numero assoluto più elevato, con 790 casi.

Secondo i dati del ministero, il 73,6% degli aborti spontanei si è verificato prima della tredicesima settimana di gravidanza, mentre il 26,4% tra la tredicesima e la ventiquattresima settimana.

L'anemia, nel frattempo, si è diffusa tra le donne in gravidanza. Secondo i dati del Ministero della Salute, al 57,1% delle donne incinte registrate a Gaza nel 2025 è stata diagnosticata questa patologia.

Questi dati illustrano le condizioni sempre più pericolose che circondano la gravidanza a quasi tre anni dall'inizio del genocidio israeliano a Gaza, dove ospedali distrutti, gravi carenze di medicinali e restrizioni sugli aiuti umanitari hanno drasticamente ridotto l'accesso all'assistenza sanitaria materna.

Per le donne incinte che vivono nei campi profughi di Gaza, i rischi vanno ben oltre l'accesso a ospedali e medicinali. Le tende, scarsamente isolate, intrappolano l'intenso calore estivo, mentre medicinali, cibo e altri beni di prima necessità rimangono esposti alle alte temperature, agli insetti e ai roditori.

I medici affermano che gli sfollamenti, la povertà e le difficoltà fisiche legate alla sopravvivenza a Gaza stanno avendo un impatto diretto sulla salute materna e fetale.

All'ospedale internazionale Al-Helou, nella parte occidentale di Gaza City, le donne incinte continuano a ricevere assistenza prenatale nonostante le gravi carenze e la distruzione di gran parte delle infrastrutture sanitarie della Striscia. La crisi sanitaria è continuata nonostante il cessate il fuoco entrato in vigore nell'ottobre 2025.

Ai primi di agosto, i raid israeliani hanno distrutto due magazzini contenenti medicinali e forniture mediche appartenenti all'ospedale dei Martiri di Al-Aqsa a Deir al-Balah e ne hanno gravemente danneggiati altri due.

Secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, a metà luglio 2026 solo il 44% dei centri sanitari di Gaza prebellici era ancora operativo. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha affermato che nessuno degli ospedali di Gaza opera a pieno regime e che oltre la metà dei farmaci essenziali risulta indisponibile.

Questo deterioramento si inserisce nel contesto del genocidio israeliano a Gaza, che dall'ottobre 2023 ha causato la morte di oltre 73.000 palestinesi e il ferimento di oltre 174.000, distruggendo gran parte delle infrastrutture civili e sanitarie della Striscia.

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