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09 agosto 2026
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Ridono di chi piange
di Rossella Ahmad

Il funerale collettivo dei resti di oltre cento persone recuperati dalle macerie di Gaza dopo quasi tre anni è l'occasione per una bella risata da parte dei sovranisti italioti vannacciani.

L'immagine di una fossa comune, promemoria di quale sia il nostro comune destino di viventi, non li frena nell'esternazione isterica di quintalate di rabbia non risolta, accumulata in decenni di sodomizzazioni da parte del potere. Ogni potere, di ogni colore.

Per sua natura l'italiano non è parricida, scrisse lucidamente Umberto Saba. Non cerca mai lo scontro con il padre, mira semmai ad ottenerne i favori. E per averli in esclusiva è sempre disposto a sbarazzarsi dei suoi fratelli. Non a caso la civiltà italica nasce da un fratricidio. E non a caso nessuna rivoluzione ha visto la luce in queste contrade.

La lotta orizzontale invece ci viene naturale, il potere qui non deve neanche sbattersi troppo.

E la lotta orizzontale oggi ha assunto la disturbante forma di un'islamofobia rabbiosa, ignorante anche quando esternata da individui apparentemente alfabetizzati, il ceto medio semicolto, che ha studiato abbastanza da istruirsi ma non abbastanza da trarne profitto, in ciò che Agamben definisce formazione parziale o pseudo-cultura.

Sì differenziano dai trogloditi del web solo per una scrittura leggermente più curata ed un turpiloquio meno automatico, ma il pregiudizio che li informa è simile, un po' più subdolo. Loro, ad esempio, non ridono pubblicamente delle fosse comuni di Gaza - aver letto qualche libro a qualcosa sarà pur servito nella vita - ma affondano non visti le unghie coloniali nel corpo delle donne di Gaza.

Ad essi vorrei ribadire l'assoluta inutilità della loro campagna per la trasformazione coatta del femminile islamico in un clone del decadente esemplare umano di quest'occidente al tramonto:, e di rassegnarsi i di fronte all'evidenza che nessuna donna islamica desidera scimmiottare un modello ormai, possiamo dirlo, fallimentare dal punto di vista evolutivo. Poche generazioni ancora e ci estingueremo, ed avremo fatto tutto da soli, attirati come falene dal miraggio del nostro personale soddisfacimento, e solo da quello.

Ho inviato ad un'amica un video di Gaza.

La vita che sboccia di continuo, in tutte le sue forme, nonostante un terrificante genocidio che ha toccato i vertici più inesplorati dell'abiezione umana.

Come fanno ancora a ridere, mi dice. Come riescono a procreare, a seminare e raccogliere . A costruire caparbiamente, all'interno ed all'esterno di tende che rappresentano ciò che di più effimero e precario esista al mondo.

Abbracciano il loro destino biologico, le rispondo. Gli vanno incontro a mani tese e questa è la caratteristica dei popoli giovani, che vogliono restare tali per sopravvivere. Per ridere in faccia alla morte.

Noi siamo un popolo di vecchi rancorosi, che con rabbia guarda la sfolgorante giovinezza altrui - una giovinezza che si perpetua e che vince a man bassa nella gara contro una TV al plasma - pretendendo di insegnare loro vita e priorità. Non ci filano di striscio, sappiatelo. E meno male.

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