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Morte di Fakir: la moglie in Italia chiede verità
di Soumaila Diawara
Maryam è arrivata in Italia per cercare la verità sulla morte di suo marito.
È partita da Casablanca, è atterrata a Venezia mercoledì e da lì ha raggiunto Bologna, dove resterà fino al 10 agosto. Non è venuta per una vacanza. È venuta per cercare risposte sulla morte di Abderrahim Fakir.
Quel giorno i Ris analizzeranno la bodycam indossata da uno degli agenti intervenuti al Pilastro il 19 luglio, quando Abderrahim ha perso la vita. Dalle immagini e dall’audio potrebbero emergere elementi importanti per ricostruire quei minuti drammatici.
Maryam e Abderrahim stavano insieme da 13 anni. Lei lo aspettava in Marocco per trascorrere l’estate insieme. Invece è arrivata in Italia per andare all’obitorio e vedere per l’ultima volta suo marito.
“Ho realizzato e accettato la sua morte solo quando sono arrivata in Italia. Non smetterò mai di cercare la verità”.
E aggiunge una frase che pesa: «Nessuno delle istituzioni italiane mi ha accolta quando sono arrivata, nessuno mi ha chiesto scusa per quanto è successo».
A tormentarla sono soprattutto le urla di Abderrahim.
«Ha chiesto aiuto e io non ero lì. Non ho potuto stringergli la mano, non ho potuto aiutarlo. Per questo ho bisogno di sapere. Non cerco vendetta, ma chiarezza e giustizia».
Il 20 giugno Fakir era stato all'Ospedale Maggiore dopo un gesto autolesionistico e aveva chiesto di parlare con uno psichiatra.
Maryam racconta di aver parlato con lui ogni giorno, anche per due o tre ore in videochiamata. Aveva problemi, come tante persone, ma anche sogni e speranze. La sua sofferenza più grande era la depressione. “Ma non avrebbe fatto male a nessuno”.
Oggi le domande di Maryam sono semplici e terribili: perché c’era sangue sotto la sua testa? Perché nessuno è riuscito a salvarlo? Abderrahim non era armato e, secondo la moglie, non soffriva di asma né di altre malattie.
“Lotterò affinché non venga ricordato per come è morto, ma per la persona che era. Il processo non va fatto a lui”.
Maryam è arrivata dall’altra parte del Mediterraneo non per vendetta, ma per chiedere una cosa che dovrebbe essere garantita a tutti: la verità.
 
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