 |
Radar militare israeliano a Fiumicino senza permesso
di Edoardo Morello
C'è una cupola bianca vicino alla pista. Nessuno ci fa caso.
I passeggeri passano sotto, trolley e caffè in mano, senza sapere che quella cupola per due anni ha lavorato senza le carte in regola.
Maggio 2022. Aeroporti di Roma apre la gara per lo scudo anti drone. Vince un raggruppamento guidato da 𝙍𝙖𝙛𝙖𝙚𝙡, l'azienda dello Stato israeliano che ha costruito l'Iron Dome.
L'italiana 𝙀𝙇𝙏 arriva seconda. Fa ricorso. Il ricorso non ferma niente. Il 23 dicembre 2022 𝘼𝘿𝙍 firma il contratto, e nel maggio del 2024 il TAR del Lazio le dà pure ragione. La cupola resta lì, accesa, mentre gli aerei decollano.
Poi il tempo passa, come passa sempre quando qualcosa aspetta di essere corretto. Il 3 agosto 2026 il Consiglio di Stato ribalta tutto.
Gli esperti del Ministero della Difesa dicono che quel radar è materiale militare, classificato ITAR, iscritto nel registro delle armi. Le autorizzazioni per farlo funzionare in un aeroporto civile italiano non sono mai arrivate.
Il giudice ordina di sostituirlo entro sessanta giorni. E manda le carte alla Procura di Roma.
Due anni di voli sopra un pezzo di apparato militare di uno Stato che la Commissione d'inchiesta indipendente delle Nazioni Unite, nel settembre 2025, ha giudicato responsabile di genocidio a Gaza. Nessuno lo ha raccontato mentre succedeva.
Ora la giustizia amministrativa lo scrive nero su bianco, e la domanda resta sospesa sopra la pista, insieme al rumore dei motori: chi ha deciso di non guardare?
𝘍𝘰𝘯𝘵𝘪: 𝘐𝘭 𝘔𝘦𝘴𝘴𝘢𝘨𝘨𝘦𝘳𝘰, 𝘚𝘵𝘢𝘳𝘵𝘔𝘢𝘨, 𝘑𝘦𝘳𝘶𝘴𝘢𝘭𝘦𝘮 𝘗𝘰𝘴𝘵, 𝘖𝘏𝘊𝘏𝘙
VAI A TUTTE LE NOTIZIE SU GAZA
 
Dossier
diritti
|
|