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La legalità internazionale non è un'opinione
di Marinella Puleo
Postare una critica sulla propria bacheca e veder sfilare via una parte di contatti in silenzio offre una misura precisa di quanto il conformismo superi l'interesse per la realtà dei fatti. Evidentemente la comodità delle relazioni virtuali si regge sul non disturbare il quieto vivere con la cronaca, la storia e il diritto internazionale. Ma i fatti restano tali, piaccia o meno alle convenienze sociali.
Se si analizzano i dati e gli atti ufficiali degli ultimi sette decenni, la condotta dello Stato di Israele presenta sistematiche e documentate violazioni del diritto internazionale.
L'articolo 49 della Quarta Convenzione di Ginevra vieta esplicitamente a una potenza occupante di trasferire la propria popolazione civile nei territori occupati; ciononostante, dal 1967 a oggi, la Cisgiordania e Gerusalemme Est hanno visto la costruzione e l'espansione costante di insediamenti illegali, una pratica formalmente confermata come illegittima dalla Corte Internazionale di Giustizia nel suo parere consultivo del luglio 2024.
A questo si aggiungono la Risoluzione 478 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU del 1980, che ha dichiarato nulla l'annessione di Gerusalemme, e i costanti rapporti dell'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani (OHCHR) che documentano l'impatto del blocco su Gaza come punizione collettiva.
Quando si affronta il tema dell'influenza geopolitica, occorre parimenti attenersi ai documenti declassificati.
Nei cosiddetti Epstein Files, resi pubblici dalle autorità giudiziarie statunitensi, emergono verbali dell'FBI (come i Confidential Human Source Memo) e testimonianze su presunti legami tra Jeffrey Epstein, settori dell'intelligence e figure politiche come l'ex Primo Ministro Ehud Barak.
Se da una parte non è mai stata emessa una sentenza formale per spionaggio, la repentina chiusura delle indagini e gli accordi di favore concessi nel tempo lasciano aperto il legittimo dubbio sul confine tra l'assenza di prove legali e la volontà di insabbiare operazioni di condizionamento ad alto livello.
Sul piano ideologico, da persona rigorosamente atea che detesta indistintamente qualsiasi forma di dogma e religione, osservo la dinamica con assoluto distacco.
È un dato evidente come la propaganda anti-islamica sia stata deliberatamente estremizzata nei media occidentali: esasperare la minaccia dell'Islam è servito da scudo retorico per difendere e giustificare le azioni militari israeliane, trasformando un conflitto puramente geopolitico e di occupazione territoriale in un comodo "scontro di civiltà".
Il rispetto della legalità internazionale e del rigore analitico non è un'opinione e non cambia a seconda di chi decide di restare nella lista dei contatti.
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