 |
Trump stretto fra escalation e accordo alle condizioni dell'Iran
di Leandro Leggeri
Secondo un'analisi del Financial Times, l'amministrazione Trump si troverebbe di fronte a un dilemma sempre più difficile: proseguire un'escalation militare dai costi elevati oppure accettare un'intesa che, secondo numerosi analisti citati dal quotidiano britannico, risulterebbe molto distante dagli obiettivi iniziali dichiarati da Washington.
Dopo mesi di guerra, le richieste statunitensi si sarebbero progressivamente ridotte. Se inizialmente la Casa Bianca puntava a limitare il programma nucleare iraniano, i missili balistici e la rete di alleanze regionali di Teheran, oggi la priorità sarebbe soprattutto la riapertura dello Stretto di Hormuz.
I negoziati indiretti, mediati dall'Oman, riguardano la gestione del traffico marittimo nello stretto. Secondo quanto riportato dal Financial Times, l'intesa provvisoria prevederebbe il passaggio delle navi attraverso acque iraniane in entrata e omanite in uscita, con l'Iran impegnato inizialmente a garantire la sicurezza della rotta.
In una fase successiva, Teheran continuerebbe però a rivendicare il diritto di imporre tariffe di servizio alle imbarcazioni in transito, una prospettiva contestata dai Paesi del Golfo.
Diversi esperti intervistati dal quotidiano ritengono che Washington disponga ormai di margini di manovra limitati, anche a causa dell'esaurimento di parte delle proprie scorte di missili intercettori, dell'aumento dei prezzi dell'energia e delle difficoltà politiche interne in vista delle elezioni di metà mandato.
Sempre secondo il Financial Times, un eventuale accordo potrebbe includere la revoca del blocco navale statunitense ai porti iraniani e un alleggerimento delle sanzioni sulle esportazioni petrolifere di Teheran. Tuttavia, una simile intesa rischierebbe di suscitare forti critiche sia tra i Democratici sia all'interno dello stesso fronte repubblicano.
VAI A TUTTE LE NOTIZIE SU GAZA
 
Dossier
diritti
|
|