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02 agosto 2026
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Dietro le stragi il fascismo e la mafia
di Santina Sconza *

2 agosto 1980 strage fascista nella stazione di Bologna.

Alle 10:25 di sabato 2 agosto 1980, nella sala d'aspetto di seconda classe della stazione di Bologna Centrale, venne fatto esplodere un ordigno contenuto in una valigia, causando il crollo dell'ala ovest del fabbricato di stazione, compresi gli uffici che si trovavano sopra alle sale d'aspetto. L'esplosione causò la morte di 85 persone e il ferimento di oltre 200, molti dei quali con mutilazioni e invalidità permanenti.

Il corpo di una delle vittime quello di Maria Fresu non venne ritrovato. Soltanto il 29 dicembre 1980 fu accertato che alcuni resti ritrovati sotto il treno diretto a Basilea appartenevano alla Fresu che evidentemente si trovava così vicina alla bomba che il suo corpo fu completamente disintegrato dall'esplosione.

Il giornale del PCI l'Unità, nell'edizione del giorno dopo alla strage, sostenne l'idea della matrice neofascista, basandosi sulla rivendicazione da parte del gruppo terroristico neofascista dei Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR).

Il 22 agosto un rapporto della DIGOS, che conteneva documenti come i «fogli d'ordini» di Ordine Nuovo e La disintegrazione del sistema di Franco Freda, avvalorò la necessità di indagare negli ambienti neofascisti.

In base ai rapporti della DIGOS, e anche in base alle testimonianze e dichiarazioni di alcuni detenuti, finirono sotto inchiesta già nel 1980 in particolare: Paolo Signorelli, Massimiliano Fachini e Fabio De Felice, legati a Ordine Nuovo e al MSI, Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Mario Corsi dei NAR, i futuri fondatori di Forza Nuova Roberto Fiore e Massimo Morsello che allora erano latitanti, Gabriele Adinolfi di Terza Posizione, il criminologo della camorra e della destra eversiva Aldo Semerari, il futuro pentito Sergio Calore, e poi Roberto Rinani, Claudio Mutti, Marcello Iannilli e Francesco Furlotti.

I giornali iniziarono a scrivere anche di massoneria, nel 1980 la loggia massonica Propaganda 2, detta anche P2, era un gruppo di potere occulto quasi sconosciuto al grande pubblico, che ne ignorava le ramificazioni all'interno dello Stato italiano.

Nel dicembre 1981 si insediò Commissione parlamentare di inchiesta sulla loggia massonica P2, presieduta dall'onorevole Tina Anselmi.

Al termine dei lavori, nel 1984 produsse una relazione finale in cui affermava in particolare che la loggia P2 era responsabile della strage avvenuta nel treno Italicus nel 1974.

Nei primi mesi dopo la strage di Bologna, il SISMI fornì ai magistrati notizie e segnalazioni in base a cui i sospetti dovevano essere indirizzati oltre confine.

L'ipotesi scaturita da quelle indicazioni era quella di un complotto internazionale che coinvolgeva terroristi stranieri e neofascisti italiani latitanti all'estero con collegamenti in Italia, ma in realtà era un montaggio costruito a tavolino, utilizzando vecchie informazioni e notizie completamente inventate.

Nel 1980 il servizio segreto militare (SISMI) era diretto dal generale Giuseppe Santovito, e il "numero due" era il generale Pietro Musumeci; si scoprirà che entrambi erano affiliati alla P2, il cui capo indiscusso era Gelli.

Il culmine delle azioni di depistaggio si raggiunse il 13 gennaio 1981: in uno scompartimento di seconda classe del treno Taranto-Milano fu scoperta una valigia che conteneva otto lattine piene di esplosivo, lo stesso esplosivo che fece esplodere la stazione, un mitra MAB, un fucile automatico da caccia, due biglietti aerei Milano-Monaco e Milano-Parigi.

La sentenza definitiva della Cassazione è del 23 novembre 1995: furono condannati all'ergastolo, quali esecutori dell'attentato, i neofascisti dei NAR Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, che si sono sempre dichiarati estranei alla strage.

Il capo della P2 Licio Gelli, gli ufficiali del SISMI Pietro Musumeci, Giuseppe Belmonte e il faccendiere Francesco Pazienza (collaboratore del SISMI) furono condannati per il depistaggio delle indagini.

Nel 2011 Paolo Bolognesi, Presidente dell'associazione delle vittime e dei familiari della strage di Bologna, aveva depositato un esposto in Procura contro Licio Gelli.

Alla morte di Licio Gelli nel 2015 ha ribadito che l'ex capo della P2 fosse il mandante e l'organizzatore della strage.

Il 22 aprile 2014 tutti i fascicoli relativi alla strage non furono più coperti dal segreto di Stato, possono essere consultati da tutti. Nell'ottobre 2017, la Procura generale di Bologna ha avocato il fascicolo, prendendo il posto della Procura ordinaria, e ottenendo quindi altro tempo per ulteriori indagini.

Le indagini portarono alla revoca del proscioglimento di Paolo Bellini e alla sua successiva condanna, oltre che al riconoscimento dei vertici della loggia P2 come mandanti.

I due terroristi Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, neofascisti appartenenti ai NAR, sono stati riconosciuti definitivamente colpevoli della strage, assieme a Luigi Ciavardini e Gilberto Cavallini.

Paolo Bellini descritto come il quinto uomo della strage è stato condannato in via definitiva.

Paolo Bellini dal carcere di Padova dove è detenuto ha inviato alla redazione della Gazzetta di Reggio una lettera, firmata, il Sacco e Vanzetti italiano, vuole che sia la direzione sanitaria a provvedere alla sua richiesta di eutanasia.

Nella missiva, tutta scritta in maiuscolo l'ex terrorista sostiene di essere vittima di un "complotto politico, mediatico e giudiziario".

Nelle ultime quattro pagine della lettera, Paolo Bellini riproduce ampi stralci delle ultime carte processuali sulla strage del 2 agosto 1980, con vari suoi commenti a margine: scrive del video girato dal turista tedesco Harold Polzer che lo colloca sul luogo dell’esplosione, delle intercettazioni dei suoi familiari, fino a quello che è un punto debole dell’ultima verità giudiziaria sull’eccidio «il dogma dei mandanti tutti morti».

Sorge il dubbio che forse in questa missiva ci siano dei messaggi che qualcuno all'esterno del carcere dovrebbe recepire.

Le stragi in Italia sono tutte fasciste in complicità con la massoneria, i servizi segreti deviati, la mafia, così come quelle di Capaci e via D'Amelio.

* Coordinatrice Commissione Mafia e Antimafia dell'Osservatorio


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