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01 agosto 2026
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Persone, non numeri
di Alessandro Negrini *

Sono stato costantemente in viaggio di lavoro, quindi arrivo in ritardo. Ma non abbastanza da rinunciare a schierarmi: io sto con il Movimento No Tav. Sempre.

Perché la devastazione di questa valle non è cominciata con le pietre lanciate. È cominciata con la presunzione e l'arroganza di un potere che decide di poter sventrare una montagna per un progetto inutile, contro la volontà dei suoi abitanti, trasformando una valle in un cantiere pericoloso e permanente da oltre trent'anni, con ferite ambientali e il rischio amianto a gravare su un territorio già sacrificato.

E da oltre trent'anni, questa gigantesca arroganza che ha unito tutti i governi di destra e quei pochissimi governi di finta sinistra, trova davanti a sé un movimento composto da tre generazioni che, con ostinazione, continua a difendere la propria terra.

Ci dicono che dovremmo essere patrioti. Lo sono. Solo che la mia patria è l'essere umano.

E a questo proposito, proprio da patriota, chiedo scusa. A chi ha attraversato il mare inseguendo una possibilità di vita. A chi in quel mare ha perso la vita. A chi continua a essere guardato come un numero prima ancora che come una persona.

E chiedo scusa agli spagnoli, per l'atteggiamento della Presidente del Consiglio italiana al loro governo, perché non vorrei che il mio Paese fosse rappresentato da una politica che davanti alla sofferenza umana e alle difficoltà di un altro Stato europeo sceglie il calcolo, la propaganda e lo sciacallaggio come mai nessuno nella nostra storia dal dopoguerra a oggi.

Perché il punto non è soltanto ciò che una politica fa. È ciò che insegna a non sentire più, ripetendo la storia in forme e stratificazioni diverse.

Il nazismo è stato - ed è - innanzitutto una manipolazione psicologica, che nasce da un ingrediente politico fondamentale e terribile: la disumanizzazione dell'altro, del suo volto, della sua storia, trasformato in numeri e statistiche (false e manipolate), per spaventare il proprio cortile di elettori.

Quando un volto diventa un numero, una vita diventa una statistica, una sofferenza diventa un dato da esibire o peggio manipolare, qualcosa di profondamente malato è già entrato nella stanza.

Un mondo pieno di macchie di dolore, di ferite lasciate aperte, rischia di marcire se nessuno trova più il coraggio di stenderlo alla luce.

Perché davanti a queste devastazioni delle terre e dell'etica, solo una domanda può essere il colpo di reni che ci salva: che cosa resta di noi, se smettiamo di prenderci cura, di difendere, di riprenderci - l'umano?

* Componente del Comitato Scientifico dell'Osservatorio


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