 |
Esame di maturità a Gaza
trad. di Antonella Salamone
Gli studenti che attraversano la guerra per imparare.
Nelle ultime due settimane, il diciottenne Mohammed Alaa ha camminato per oltre tre ore al giorno per raggiungere un bar con una connessione internet affidabile, in modo da poter sostenere online gli esami finali del liceo.
“Ho sempre pensato che l’ultimo anno di liceo sarebbe stato il più importante della mia vita, perché mi avrebbe aiutato a realizzare il mio sogno di studiare economia aziendale all’università”, ha detto Mohammed. “Ma con la guerra israeliana in corso a Gaza, studiare è diventato un’altra forma di sofferenza.”
Suo padre, Alaa, che lo aiutava a studiare ogni giorno, è stato ucciso in un raid aereo israeliano nel dicembre 2024. “Il mio più grande sostenitore è stato mio padre. Mi insegnava persino. Perderlo ha reso tutto molto più difficile.” Oltre al padre, Mohammed ha perso più di 25 parenti durante la guerra, tra cui il nonno, i cugini e tre cari amici.
L’appartamento di 80 metri quadrati della sua famiglia è diventato la casa di tre famiglie, dopo che due dei suoi zii hanno perso le loro abitazioni all’inizio della guerra.
“Ho studiato soprattutto dopo mezzanotte, quando tutti gli altri in casa dormivano”, ha raccontato. “Studiavo alla luce della torcia del cellulare o di una candela. Durante il giorno ero sempre esausto perché non riuscivo a dormire bene a causa del rumore costante e del ronzio dei droni sopra la mia testa.
A volte studiavo nascondendo le lacrime perché avevo fame, ero stressata, mi mancava mio padre o pensavo alla nostra situazione finanziaria. A volte avevo bisogno di comprare libri o carta, ma costavano troppo. Eppure sapevo di dover continuare perché tutta la mia famiglia riponeva le proprie speranze in me”.
Parallelamente agli studi, Mohammed lavora part-time nel negozio di accessori del cugino per contribuire al sostentamento della famiglia. Il reddito gli permette anche di pagare lezioni private, centri di formazione e l’accesso a internet in bar o spazi di apprendimento temporanei alimentati da generatori o energia solare, dove gli studenti possono collegarsi a lezioni ed esami online.
“Alcuni miei amici non sono riusciti a completare gli esami perché la connessione internet si è interrotta proprio mentre li stavano sostenendo”, ha detto Mohammed. “Ho camminato per chilometri e ore per raggiungere un bar con una connessione migliore, ma anche lì a volte la connessione si interrompeva. Ho anche tenuto il telefono di mia madre a portata di mano, nel caso in cui il mio si scaricasse.
Stavo sostenendo gli esami, preoccupato per le domande, per la mia famiglia e chiedendomi se sarei mai tornato a casa vivo. I bombardamenti non cessavano mai”.
Questi timori si sono fatti ancora più concreti quando Mohammed ha appreso che la diciassettenne Raghad Ashour era stata uccisa in un raid aereo israeliano mentre si recava a scuola, percorrendo un tragitto simile a quello che faceva abitualmente.
Insieme a Raghad, altre persone si trovavano nella stessa strada quando quattro raid aerei israeliani hanno colpito la zona, tra cui Reta Ajour, di otto anni, e sua cugina Naya, di cinque anni, che si trovavano a pochi metri da una delle auto colpite.
Le ragazze si recano ogni giorno a piedi in una scuola vicina nel quartiere di Al Rimal accompagnate da un parente. Quel giorno, Lolo, la sorella di Reta di 10 anni, si era recata a scuola per riaccompagnarle a casa.
“Un’auto parcheggiata si trovava casualmente tra le ragazze e il veicolo colpito, proteggendole dalla maggior parte delle schegge. Se non ci fosse stata, sarebbero quasi certamente morte”, ha detto Sami Ajour, 35 anni, padre di Reta.
“Lolo è stata ferita da una scheggia alla gamba, mentre Naya ha riportato ferite da schegge alla testa”.
Sami stava lavorando come contabile per un’azienda nel sud della Striscia di Gaza quando sua moglie lo ha chiamato per raccontargli l’accaduto.
«Quando sono arrivato e ho visto il luogo dell’attacco, non riuscivo a credere che fossero sopravvissute.
Vivono ancora nella paura dopo tutto quello che hanno passato. Ogni rumore forte, un’auto che passa, uno sparo o il ronzio costante dei droni, le terrorizza. Si rifiutavano di allontanarsi da me o dalla madre e si sono rifiutate di tornare a scuola per diversi giorni”.
La moglie di Sami ora trascorre con loro l’intera giornata scolastica.
«Mia moglie rimane con loro a scuola fino alla fine della giornata perché le fa sentire un po’ più al sicuro. Le abbiamo incoraggiate a tornare perché la guerra ha già causato enormi disagi alla loro istruzione. Non c’è una vera differenza in termini di sicurezza tra la scuola e casa; il pericolo è ovunque.
Cosa hanno fatto i nostri figli per meritarsi questo? Meritano di vivere in sicurezza, di giocare, di imparare e di non essere uccisi.”
Per Saja Hijazi, insegnante di lingua araba di 28 anni che lavora in un istituto scolastico da sette anni, sia il sistema educativo che il ruolo degli insegnanti sono cambiati radicalmente dall’inizio della guerra.
“Prima della guerra, aiutavamo gli studenti a comprendere il programma di studi in aggiunta a ciò che imparavano a scuola e li supportavamo nella vita quotidiana. Ora, per molti studenti, siamo diventati l’unica fonte di istruzione perché la maggior parte di loro non possiede un telefono cellulare o un accesso internet affidabile per studiare online.
Dobbiamo anche sostenere psicologicamente i nostri studenti e incoraggiarli a continuare ad apprendere e a non perdere la speranza, nonostante le continue perdite, la paura, la fame e lo sradicamento che anche noi, come insegnanti, stiamo vivendo.
La mia casa è stata bombardata; sono stata sfollata diverse volte e ho perso molti parenti, come tante altre famiglie a Gaza; quindi capisco cosa stanno passando i miei studenti. Cerco di essere paziente con loro, di dare loro lo spazio per esprimersi e di ricordare loro che meritano un futuro migliore.
Ogni studente a Gaza ha una storia di perdite e difficoltà, ma nonostante tutto desidera imparare.
L’istruzione è il fondamento di ogni società. Intere generazioni di bambini e giovani a Gaza vengono private del diritto all’istruzione e a vivere in sicurezza a causa della guerra in corso.”
Ahmed Dremly (autore dell’articolo) è un giornalista di Gaza i cui articoli sono apparsi su Middle East Eye, Mondoweiss, The Electronic Intifada, Palestine Deep Dive, The Intercept, Al-Monitor e altre testate. Attualmente studia in Italia, dopo aver lasciato Gaza nel Maggio 2026.
VAI A TUTTE LE NOTIZIE SU GAZA
 
Dossier
diritti
|
|