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01 agosto 2026
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Mio padre era un militare
di Rossella Ahmad

Sono figlia di un militare. I miei nonni hanno "servito il paese" - così si Sono figlia di un militare.

I miei nonni hanno "servito il paese" - così si definiscono le montagne di cadaveri con cui il sistema periodicamente rigenera se stesso - nelle due guerre mondiali, uno di essi in qualità di ufficiale medico, disperso e prigioniero per lunghi anni. Lo scrivo per tutti quegli sconsiderati che mi invitano a "tornare a casa", incapaci di reggere una "h" in un nome proprio senza triggerarsi.

A mio padre mancava solo un grado per eguagliare la carriera del generalissimo della remigrazione, uno dei tanti comici istituzionali che pesano sulle nostre vite in maniera metaforica e purtroppo anche letterale.

Mio padre era un uomo del suo tempo. Quasi due generazioni ci separavano, un gap non facile da colmare. Abbiamo litigato ferocemente sui massimi sistemi negli anni dell'adolescenza, ma poi mi ha regalato aperture inaspettate quando io ero già più o meno adulta, quando lui si avvicinava a grandi passi all'ultima fase della sua vita.

Sì struggeva letteralmente sulla questione che più di ogni altra tocca sentimenti profondi, tocca nervi sempre scoperti che attengono all'ingiustizia su cui è fondato il nostro sistema. La Palestina, che è archetipo do ogni genere di malvagità sperimentato sulla terra.

La sua vita, che avrebbe dovuto conferirgli una certa dose di cinismo, non aveva intaccato la sua umanità di fondo, per mezzo della quale il primo pensiero di fronte alla grandi tragedie del mare, della vita, del destino e dell'iniquità ontologica che ci era sempre per gli esseri umani che ne erano vittime.

Pensavo a lui mentre guardavo le scene terribili di Ceuta, ieri sera. I morti, i sopravvissuti, i fuggitivi. Ho pensato alla vita di ciascuno di essi prima di ogni altra cosa. Alle vite parallele. Solo in un secondo momento ho ragionato sull' intreccio politico da cui esse sono generate.

Non c'è alcun bisogno di aggiungere altro rispetto a ciò che tanti di noi hanno già sottolineato, nella vana speranza che la massa informe capisca a sua volta che la storia a priori può essere possibile solo se profeta ed attore coincidono. Io, che l'ho interiorizzata da che ero una ragazzina, mi aspettavo gli accadimenti e che il nostro paese avrebbe ancora una volta dato pessima prova di sé.

Non riesco però a rassegnarmi di fronte ai termini che questo paese vecchio e rancoroso ha utilizzato contro gente che non ha fatto nulla di male né pregiudicato la sua Sicurezza. Babbuini, senza esagerare.

Una stilettata che ferisce la mia umanità anche adesso, ventiquattro ore dopo.

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