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La calda estate del ministro Nordio
di Elisa Fontana *
Una volta nelle assolate estati mediterranee quando chi poteva andava a mare a cercare un po’ di refrigerio, lo svago preferito sotto l’ombrellone era La Settimana Enigmistica, Novella 2000 o, al massimo, un bel giallo. Ma i tempi cambiano inesorabilmente e oggi il passatempo preferito sotto l’ombrellone è la lettura delle gesta del ministro Nordio, uomo senza nessun timore e senza nessuna paura, nemmeno del ridicolo.
Avevamo appena finito di leggere le leggendarie gesta del suo DDL svuota carceri “non oggi e nemmeno domani, dopodomani vedremo, chissà”, che eccolo qui a guadagnarsi infaticabile nuovamente il palcoscenico.
E così apprendiamo estasiati che l’alacre ministro ha inviato il fascicolo contenente la richiesta della CPI di arrestare Almasri alla Procura di Roma. L’ha inviato con solo un anno e mezzo di ritardo e, onestamente, non capiamo nemmeno il perché, se non per l’altissimo senso dello Stato del ministro.
Infatti, quando era arrivata la richiesta di arresto di Almasri Nordio non aveva mandato il fascicolo alla Procura di Roma per eseguire l’arresto, farfugliando in Parlamento di “discrezionalità della politica”. In pratica, aveva detto il ministro, l’unico responsabile del procedimento sono io, a mia discrezione e sulla base di ciò trattengo il fascicolo sulla mia scrivania e non do seguito.
Anzi, prendiamo il bravo Almasri, lo carichiamo su un Falcon dei servizi e lo riportiamo con tutti gli onori a Tripoli. Dove verrà accolto da grida di giubilo, mortaretti, fuochi d’artificio e lazzi e frizzi nei confronti degli italiani. Motivazione della liberazione? Motivi di sicurezza nazionale e ciò vi basti. Un figurone, un gigante della politica e della giurisprudenza, un atteggiamento limpido e cristallino, diciamolo.
Ma pensavate che tutto potesse filare così liscio senza che intervenissero le maledette toghe rosse? E così la Corte Costituzionale, messa in mezzo dalla Procura di Roma, ha dichiarato illegittima la liberazione di Almasri, smentendo qualsiasi discrezionalità della politica sul tema.
Secondo i comunisti della Consulta quando arriva una richiesta d’arresto da parte della Corte Penale Internazionale deve essere trasmessa subito alla Corte d’Appello. Il ministro può anche rifiutarsi, ma in quel caso, dismessi i panni del marchese del Grillo, deve spiegare il motivo e non può trincerarsi dietro generici motivi di sicurezza nazionale, ma il rifiuto è ammesso solo in casi di contrasto con la Costituzione.
Ora, io non vorrei calcare la mano, ma visto che i rapporti fra Italia e CPI sono regolati da un Trattato liberamente firmato a Roma nel 1998, anche un ragazzetto al primo anno di Giurisprudenza avrebbe saputo come comportarsi senza innescare uno scandalo internazionale. Ma Nordio è un generoso e lancia spesso il cuore oltre l’ostacolo. Troppo spesso, direi.
Il risultato è che Almasri è stato condannato da un tribunale libico a 7 anni per i crimini commessi a Mitiga, in modo tale da sottrarlo alla CPI, visto che sta scontando una pena per gli stessi reati per cui la CPI voleva arrestarlo. Nella realtà il gentiluomo sta comodamente insediato con tutti gli agi in una villa a Tripoli, dove sta arruolando una cybermilizia in vista di una guerra interna per il potere.
E il nostro generoso Nordio ha mandato adesso tutto il fascicolo alla Procura di Roma, dopo un anno e mezzo, ammettendo con i fatti che non c’era nessuna discrezionalità politica e men che mai nessuna questione di sicurezza nazionale. Qualche screanzato potrebbe pensare che fossero bugie, ma appunto, solo degli screanzati possono pensare una cosa simile. Lui disse solo con l’orgoglio dei giusti “non sono un passacarte!” e, in effetti, con somma coerenza non carte ha passato adesso alla Procura di Roma, ma volgarissimi files. Che uomo, che tempra!
Una sola domanda all’opposizione che chiede le dimissioni di Nordio: che peste vi colga, ma perché privarci di cotanto ministro? Un consiglio gratuito a tutti, rimanete comunque sintonizzati sotto l’ombrellone, l’estate è ancora lunga.
*Coordinatrice Commissione Politica e Questione Morale dell'Osservatorio
 
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