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L'assassino del re
di Roberto Neri
Monza, 29 luglio 1900, tardo pomeriggio.
Tornato apposta dagli Stati Uniti, dove tutto sommato conduceva una vita discretamente agiata, il tessitore di origine pratese Gaetano Bresci, 30 anni, intendendo vendicare la morte e i patimenti di migliaia di proletari italiani, assassinava il re Umberto I di Savoia con due precisi colpi della pistola che si era portato dall'America, poi si lasciava arrestare.
Dirà mentre lo ammanettano: "ho ucciso il sovrano, e non Umberto di Savoia", sollevando il caso della responsabilità anche dei monarchi italiani ed esteri nella disumana esistenza condotta all'epoca dalle persone delle classi più umili, comunque le più produttive e -perdonate l'aggettivo desueto- sfruttate.
Bresci col suo gesto, certo esecrabile, squarcerà però il velo di ipocrisia dilagante grazie al mito della Belle Epoque, attirandosi la solidarietà di esponenti politici di opposizione, e di persone comuni, in Italia come nel mondo intero, ben oltre gli ambienti anarchici di sua frequentazione.
Meno di un anno dopo Gaetano Bresci sarà trovato morto, in circostanze molto sospette, nella lurida colonia penale dove, perpetuamente in catene, scontava l'ergastolo, sullo scoglio di Santo Stefano a qualche miglio dall'isola di Ventotene.
 
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