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Ridateci le opere normali
di Elisa Fontana
La CGIL ha presentato un esposto alla Corte dei Conti del Lazio e della Sicilia chiedendo di indagare se ci sono i presupposti di un danno erariale relativamente al progetto del Ponte di Messina. La CGIL chiede di accertare “se siano stati impiegati correttamente i soldi pubblici”, perché “quando sono in gioco miliardi di euro dei cittadini è un dovere pretendere trasparenza, legalità e un uso rigoroso delle risorse pubbliche”.
L’esposto non nasce dal nulla, perché la stessa Corte dei Conti esaminando la delibera del CIPESS e bloccandola aveva sottolineato parecchi aspetti in chiaroscuro. La politica preme per realizzare l’opera, ma non se ne conoscono i costi, ci sono dubbi sul rispetto della normativa europea sugli appalti e sulla tutela ambientale e molte delle infrastrutture necessarie al funzionamento del ponte non risultano nemmeno finanziate.
Insomma, c’è anche il rischio della classica cattedrale nel deserto, ammesso che la cattedrale veda mai la luce. La CGIL chiede quindi una indagine sulla correttezza dell’uso del denaro pubblico, “perché ogni euro sprecato per il ponte è un euro tolto agli ospedali, alle scuole e alle vere infrastrutture di cui il sud ha bisogno”.
Tutti sappiamo che non un mattone è stato mosso, non un’opera iniziata, non un cantiere aperto, però la Società Stretto di Messina continua a macinare risorse pubbliche per un’opera che sulla carta dovrebbe costare già oltre 13 miliardi, ma di cui nessuno ha messo nero su bianco una cifra.
Chiedere una indagine, conclude la CGIL, significa evitare di sperperare il denaro pubblico mentre tutto intorno c’è fame di infrastrutture e opere che rendano i territori moderni e funzionali. Insomma, è la richiesta di una seria indagine sull’uso di soldi pubblici in un’opera faraonica che se mai vedrà la luce avrà una utilità tutta da dimostrare, mentre è già dimostrato che sarebbe circondata da un deserto strutturale e infrastrutturale.
Diciamo che la CGIL ha messo nero su bianco quanto cittadini, esperti e politici vanno dicendo a vario titolo da anni: non serve un’opera faraonica di dubbia realizzazione sul nulla.
Ma aggiungiamo anche che la stessa riflessione andrebbe fatta sulla necessità, congruenza e utilità di un’altra opera faraonica, quella Tav fra Italia e Francia che dopo 30 anni è praticamente ferma, non ha più una utilità economica e ha sconvolto una intera valle. Una riflessione seria sarebbe doverosa, a cominciare da quel PD che si è sempre battuto per un’opera che forse (forse) poteva avere un senso 30 anni fa, ma che oggi è del tutto inutile e sorpassata e serve solo a tenere in ostaggio una intera valle e ad acuirne il disagio.
Anche questo dovrebbe far parte di una profonda riflessione di una sinistra che lungo gli anni si è fatta troppo abbagliare da parole come liberismo, mercato, grandi opere, con il risultato di non avere né le grandi opere, né quelle normali, con costi economici e umani insostenibili. Spererei che se la sbornia liberista sia passata, si possa tornare a realizzare le opere normali, perché a me pare ce ne sia un gran bisogno.
Sarebbero gradite più strade e ferrovie e meno indecente propaganda. Rimarrà un sogno?
 
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