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Carceri: tu chiamala, se vuoi, truffa
di Elisa Fontana *
Rullino i tamburi, squillino le trombe, il Parlamento ha approvato il DDL Nordio pomposamente chiamato svuota-carceri.
E sì, perché il creativo ministro ha assicurato che 10 mila carcerati tossicodipendenti o alcool-dipendenti svuoteranno le carceri e andranno ad espiare la pena ai domiciliari, purché aderiscano ad un programma di recupero o direttamente in strutture convenzionate e non abbiano una condanna superiore ad 8 anni. E ascoltiamola la soddisfazione del sobrio ministro che parla di legge “epocale perché consente la detenzione alternativa di almeno 10 mila persone”.
Ma come al solito è bastato che qualche zecca rossa impugnasse un pallottoliere per sgonfiare miseramente i sogni di gloria: il fondo stanziato per quest’anno dal Ministero per finanziare la nuova legge permetterebbe al massimo di pagare la retta di un anno in strutture convenzionate per 530 persone. Le altre 9500 si mettano pure tranquillamente in coda.
La faccenda stava diventando così ridicola fra le dichiarazioni tonitruanti del ministro e la realtà che è dovuto intervenire il ministero per spiegare che la legge si muove in una “prospettiva pluriennale”, con l’auspicio “che la misura possa estendersi ulteriormente per gli anni successivi”. Ah, beh, auspichiamo allora.
Ma il pallottoliere lavora indefesso e sforna dati ineluttabili: i tossicodipendenti sono circa 20 mila, i posti letto in strutture adeguate poco più di 13 mila che non sono vuoti e disponibili, ovviamente. Non parliamo poi di quanti, soprattutto migranti, una casa dove stare se la sognano, ma questo è un problema che davvero esula totalmente dai radar di questa maggioranza. E, dunque, scontare la pena al proprio domicilio e recarsi presso un centro per sottoporsi ad un percorso riabilitativo diventa una chimera.
Naturalmente non è che domani apriranno le porte delle carceri e libereranno 10 mila detenuti, ci vorrà una apposita commissione di esperti che ancora non esiste che individui i destinatari del beneficio e poi, naturalmente, dovranno essere coinvolti i magistrati di sorveglianza che, come è noto, non hanno assolutamente niente da fare.
Insomma, da qualunque parte lo si voglia guardare questo DDL è l’ennesimo, insopportabile specchietto per le allodole che nulla cambierà nella vita dei tossicodipendenti in galera. E qui troviamo l’unico filo di coerenza nella faccenda, essendosi sempre Nordio pervicacemente e fermamente opposto a qualunque provvedimento di clemenza per piccoli reati. Con questo DDL in pratica si ottiene lo stesso risultato, rimarranno tutti dentro.
Nel frattempo nelle carceri lombarde mancano sapone, spazzolini, mutande, prodotti per l’infanzia che sono stati distribuiti da una iniziativa di solidarietà “Aria di umanità” promossa dall’ordine degli avvocati e dai rappresentanti regionali degli istituti penitenziari, perché se si concepisce il carcere come discarica sociale poco importa dei beni di primissima necessità.
Mentre moltissimo importa, ad esempio, dell’ennesimo colpo allo stato di diritto con quel riconoscimento facciale che si vorrebbe messo in atto senza nemmeno passare da un magistrato e, addirittura, messo in funzione una settimana prima di scioperi o manifestazioni per scandagliare e identificare tutti coloro che passano nelle vicinanze del percorso. Questi sì che sono provvedimenti all’avanguardia, degni di una nazzzione democratica, altro che le mutande ai detenuti.
P.S.: vi faccio omaggio, infine, di un emendamento a questo DDL presentato dai prodi vannacciani e poi dichiarato inammissibile che è un vero e proprio bijou. Prevedeva la detenzione domiciliare per gli autori di reato «determinato da un impulso contingente insorto in stato di provocazione», perché chiamarlo emendamento Roggero pareva brutto. Questa volta non è passato. Questa volta.
* Coordinatrice Commissione Politica e Questione morale dell'Ossrvatorio
 
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