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Autoscoop sotto inchiesta
di Raffaele Florio
Ci sono storie che sembrano uscite dalla penna di Agatha Christie e altre, decisamente più modeste, che sembrano uscite dal carrello degli acquisti di Amazon. La vicenda del cronista Adriano Cappellari appartiene a pieno titolo alla seconda categoria: quella del thriller a chilometro zero, dove il colpevole non è il maggiordomo, ma – secondo la Procura di Vicenza – l'acquirente con carta di credito.
Ricostruiamo i fatti con l'ausilio della cronologia e dei dati fiscali, virtù notoriamente sconosciute ai cultori della narrazione mitomane.
Primo atto: L'Eroe della Notizia
Il giornalista denuncia un grave attentato sotto casa e un clima di minacce di morte. Auto sfregiata, bomboletta di gas piazzata a mo' di innesco, lettera intimidatoria. Per qualche giorno Cappellari non è un semplice cronista: è un avamposto della libertà d'informazione, una trincea vivente contro le forze del male. Gli arrivano la solidarietà d'ordinanza a reti unificate (Meloni, Tajani, La Russa), i comunicati in fotocopia e l'aureola di martire del pennino.
Secondo atto: L'Algorithm Hunter
Poi arrivano i soliti guastafeste: i Carabinieri di Bassano del Grappa e i magistrati vicentini. I quali, anziché limitarsi a firmare l'attestato di coraggio, compiono un gesto straordinariamente burocratico: verificano.
0E qui la trama da romanzo criminale sfocia direttamente nella commedia all'italiana. Gli investigatori non devono nemmeno fare le notti in bianco a seguire la pista mafiosa: basta loro analizzare la cronologia delle transazioni e le perquisizioni informatiche. E cosa scoprono? Che le bombolette di gas e le bottiglie di alcol usate per l'innesco dell'attentato non arrivavano da un covo clandestino, ma erano state ordinatamente comprate su internet dallo stesso Cappellari qualche settimana prima. Con regolare ricevuta digitale, tracciabilità del pacco e magari pure i punti fedeltà accumulati.
Incrociando la cronologia degli ordini online con i filmati delle telecamere — che inquadravano un commando con la sua medesima stazza fisica mentre piazzava l'innesco comprato su internet — il quadro si è chiuso con la precisione di un algoritmo.
Terzo atto: La filiera cortissima
Risultato? Il cronista passa da vittima d'un complotto a indagato per simulazione di reato. Un cortocircuito da primato: ha fatto tutto da solo. Ha ideato il soggetto, acquistato la scenografia su internet, interpretato la parte principale e poi si è pure denunciato alla magistratura.
Sia chiaro: la presunzione d'innocenza vale fino al terzo grado di giudizio, e Cappellari ha tutto il diritto di spiegare in tribunale che magari un hacker cattivissimo gli ha hackerato l'account e gli ha spedito le bombolette a sua insaputa.
Ma se il quadro della Procura dovesse reggere, ci troveremmo di fronte al fondatore di una nuova branca del giornalismo: il cronista a filiera corta. Colui che le notizie non le cerca e non le subisce, ma le fabbrica in casa a costo zero, fatturando pure le spese di spedizione.
 
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