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Da Ferruccio Nazionale a Futuro Nazionale
di
Rinaldo Battaglia *
Sembra un gioco di parole ma nasconde, invece, una strada che stiamo percorrendo - a mio avviso - verso la parte sbagliata della Storia.
E che sia così è la Storia stessa a dircelo con forza.
Quasi un anno fa il 9 settembre 2025 Roberto Vannacci – presidente e fondatore il 6 febbraio 2026 di Futuro Nazionale - ha dichiarato orgogliosamente più volte che “Io conosco una sola Flottiglia, la Decima”. La Decima Mas, o meglio X Mas.
Pochi giorni fa, a inizio di luglio, ha poi pubblicamente definito ‘eroi’ gli stessi uomini della X Mas.
Personalmente, forse perché ho studiato un po’ il fascismo - avendo preso alla lettera l’insegnamento di Miguel de Unamuno e la sua frase: “Il fascismo si cura leggendo e il razzismo si cura viaggiando." – ho analisi totalmente opposte.
E mi permetto di dire che come scriveva un certo Vaclav Havel: “Coloro che falsificano la Storia non salvaguardano la libertà di una nazione, ma al contrario la minacciano.“
E chi conosce Havel sa quanto abbia sofferto sotto il regime comunista dell'allora sua Cecoslovacchia e quanto combattuto sin dai tempi di Charta 77 per portare il suo paese, tramite la cosiddetta rivoluzione di velluto, alla democrazia e alla libertà.
Un vero eroe, straniero ma eroe.
Personalmente ho idee – dicevo – opposte sulla X Mas e sono totalmente contrario al revisionismo storico, alla purificazione generale di criminali, alla ‘modifica’ di quanto avvenuto nel passato, riscrivendo poi il tutto a piacere e venderlo, bene confezionato, ai propri fans.
Vi racconto, quindi, un qualcosa che sa di ‘nazionale’.
Se avete il piacere di passare per Ivrea, vedrete che la piazza principale si chiama ‘Piazza Ferruccio Nazionale’. È il clou della città, dove peraltro risiede la sede del Municipio. Troverete anche una targa commemorativa che ricorda ai posteri chi fosse stata quella persona, Medaglia di bronzo al valor militare.
Un vero eroe quindi. Nostrano, non straniero, ma eroe.
«Nazionale Ferruccio di Giovanni, classe 1922, da Biella. Volontario in formazioni partigiane, dava costante prova di coraggio e di fermezza di carattere, prendendo parte attiva a diverse rischiose azioni. Catturato durante un’operazione di rastrellamento, veniva condannato a morte mediante impiccagione. Generoso esempio di serenità d’animo e di dedizione alla causa della libertà.
Ivrea, 29 luglio 1944».
Il 29 luglio di 82 anni fa.
Per essere più precisi, Ferruccio Nazionale a 21 anni (era nato a Biella il 16 luglio 1922, ma sin da bambino trasferito a Ivrea quando il padre Giovanni trovò lavoro alla Olivetti) scelse dopo l’8 settembre 1943 di diventare partigiano. Prese, strano a dirsi, il nome di battaglia di una donna: ‘Carmela’.
Non era un politico, aveva studiato anche poco, e sin da ragazzo aveva lavorato come operaio anch’egli alla Olivetti. Ma fu in fabbrica che capì meglio il potere del fascismo e la criminalità illiberale del regime. Entrare pertanto prima nel gruppo partigiano di Arnad e, successivamente, nella 2ª Brigata "A. Caralli" e poi nella 76ª Brigata Garibaldi fu una strada quasi naturale.
La 76ª Brigata, allora, operava tra la Valchiusella e le campagne intorno a Ivrea e, sin da subito, divenne “una vera e propria spina nel fianco dei repubblichini e dei nazisti, soprattutto grazie al grande sostegno popolare di cui godeva”, come scriveva a suo tempo lo storico Ivan Boine.
I nazisti e i fascisti di Salò intervennero con determinazione mandando in quella zona la Xª Divisione MAS, quella di Junio Valerio Borghese. Qui trovarono terreno fertile anche grazie alla figura don Augusto Bianco, cappellano militare della stessa Xª Mas e figura chiave del regime fascista nell’area, che bene sfruttò “la sua autorità religiosa per affiancare al timore della violenza fisica il timore di Dio – con risultati molto efficaci, visto che la stragrande maggioranza delle persone è cattolica”. In questo modo – tra la forza delle armi e le parole del prelato - anche il sostegno popolare ai partigiani diminuì sensibilmente.
Il Comando della 76ª Brigata decise pertanto di eliminare don Augusto, troppo legato al fascio e diventato un vero alleato dei nazisti. L’azione ovviamente era ad alto rischio, “da compiersi in città alla luce del giorno, un’azione molto più simile alla guerriglia urbana dei Gruppi d’Azione Patriottica (GAP) che alla guerra di montagna delle Brigate”. Venne così scelto Ferruccio, o meglio ‘Carmela’, per il coraggio dimostrato in numerose azioni nelle valli, soprattutto nella difesa della città di Gressoney, durante gli attacchi di primavera da parte dei fascisti di Salò.
Ma anche – riprendo parole di Ivan Boine - “se la sua spericolatezza è stata tenuta a freno dai comandanti partigiani per esigenze di disciplina militare, è proprio di essa che la Brigata ha bisogno per l’uccisione di don Augusto Bianco".
Il mattino del 29 luglio 1944 alle Cascinette d'Ivrea, don Augusto Bianco, scortato come sempre dai fascisti, mentre camminava per strada, impartendo benedizioni ai passanti, fu oggetto di un attentato. Un giovane, uno di quelli che assistevano alla benedizione del prelato, improvvisamente estrasse dalla giacca una bomba. Ma venne all’istante bloccato da un militare prima di riuscire a innescarla. Gli uomini della X Mas riuscirono a prenderlo, iniziarono a pestarlo a sangue e lo trascinarono con violenza in caserma. Qui fu oggetto di torture, fino quasi a ucciderlo di botte, affinché facesse nomi, cognomi, indirizzi degli altri partigiani.
Quel giovane era Ferruccio Nazionale.
Visto il suo rifiuto di parlare, i fascisti della X Mas gli legarono al collo un cartello con la scritta ‘Aveva tentato con le armi di colpire la Decima”, lo portarono nella piazza del municipio e lo impiccarono. La popolazione di Ivrea venne costretta con la forza ad assistere alla macabra cerimonia “affinché capisse che chi avrebbe osato lottare contro l’oppressione avrebbe fatto quella fine”. Il corpo rimase in piazza per alcuni giorni, come segno di disprezzo.
Questo era il tipico modus operandi della X Mas, sin dal 14 settembre 1943 quando all’alba il comandante Junio Valerio Borghese – coi gruppi della sua Decima a quel tempo sparsi in tutta Italia e persino un gruppo in Spagna al servizio di Francisco Franco – non riconoscendo l’armistizio dell’8 settembre si presentò al vicino generale nazista Max Berninghaus, uno dei più duri uomini di Hitler, e con questi stipulò un ‘contratto di alleanza’ con le Forze Armate del Terzo Reich ‘con parità di diritti e doveri’, come ebbe a dire. L’accordo venne subito ratificato a Verona dal gen. delle S.S. Karl Wolff (che già dal 9 settembre si era insediato in città) e reso operativo all’istante.
Era il 14 settembre ‘43: Mussolini era appena stato liberato dai nazisti, ora in viaggio verso Vienna e poi subito a Monaco e non era ancora nata la Repubblica di Salò. Lo sarà solo il 23 settembre.
Ma Junio Valerio Borghese con la sua X Mas era già avanti e fu storicamente il primo a stringere un patto di Alleanza coi nazisti. Più fascista di così. Del resto, il Principe Nero è sempre stato convintamente fascista, prima e dopo l’8 settembre ‘43.
Si era iscritto a 20 anni, nel 1926, al partito di Mussolini. Nel dopo guerra nel 1951 si iscriverà al Movimento Sociale di Giorgio Almirante con cui condivise molto se non tutto, almeno fino al 1968 quando passò al Fronte Nazionale, ancora più nell’estrema destra. Peraltro, con Almirante Segretario, dal ‘51 al ‘53 fu persino Presidente del MSI con tanto di fiamma tricolore, a ricordo proprio del Duce. E non è un caso che ancora oggi molti siano ‘orgogliosi’ di quella fiamma e che in molti sedi del loro attuale partito ancora oggi siano presenti talvolta bandiere e stemmi della X Mas.
La storia politica italiana di Junio Valerio Borghese si fermò ad inizio 1971 quando dovette fuggire come un ladro in Spagna dal suo amico Francisco Franco. Il suo tentativo di colpo di Stato a Roma, nella notte tra il ‘7 e l’8 dicembre 1970 – il ‘non famoso’ golpe Borghese o dell’Immacolata – a cui sembra avessero partecipato ben 20.000 uomini legati al fascismo, non era andato a buon fine. Nessuno di noi ha mai capito in profondità la causa di quel fallimento e, peggio, nessuno dello Stato ce lo ha mai spiegato bene.
Chissà poi perché.
E da quel 14 settembre 1943 la X Mas porrà la sua firma in molti eccidi, stragi, furti e razzie come i nazisti. Talvolta con loro, talvolta da soli.
Basterebbe solo ricordare il nome di un uomo forte della X Mas, Umberto Bertozzi che nella mia Vicenza il 4 giugno ‘47 verrà condannato a morte in quanto giudicato colpevole ‘di oltre 100 omicidi volontari’ (condannato a morte ma poi causa le mille amnistie di allora, salvato e già nel 1963 era fuori di galera). (...)
Foto, gesti e parole, definizioni di eroi come quanto espresso dal Presidente di Futuro Nazionale anche in questi giorni caldi di luglio.
Ma per me resta vero il concetto di Havel: “Coloro che falsificano la Storia non salvaguardano la libertà di una nazione, ma al contrario la minacciano“.
Anche e soprattutto in questi anni di propaganda e di odio, anni che da Ferruccio Nazionale ci portano a Futuro Nazionale. Sembra un gioco di parole ma nasconde, invece, una strada che stiamo percorrendo verso la parte sbagliata della Storia. E che sia così è la Storia stessa a dircelo con forza.
29 luglio 2026 – 82 anni dopo
* Coordinatore Commissione Storia e Memoria dell'Osservatorio
 
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