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28 luglio 2026
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Il sacrificio delle forze dell'ordine uccise dalla mafia
di Santina Sconza

Noi non dimentichiamo la mattanza delle forze dell'ordine e dei magistrati iniziata negli anni ottanta da Cosa nostra in commistione con uomini dello stato.

La mattanza era iniziata il 29 luglio 1983 con l'uccisione del magistrato Rocco Chinnici.

Una Fiat 126 verde, imbottita con 75 kg di esplosivo parcheggiata davanti alla abitazione del giudice in via Giuseppe Pipitone Federico a Palermo. Ad azionare il telecomando che provocò l'esplosione fu Antonino Madonia, boss di Resuttana, che si trovava nascosto nel cassone di un furgone rubato.

Accanto al suo corpo giacevano altre tre vittime raggiunte in pieno dall'esplosione: il maresciallo dei Carabinieri Mario Trapassi, l'appuntato Salvatore Bartolotta componenti della scorta del magistrato e il portiere dello stabile Stefano Li Sacchi.

Noi non dimentichiamo l'uccisione di Beppe Montana 28 luglio 1985 e quella del 6 agosto di Ninni Cassarà e Roberto Antiochia.

Beppe Montana commissario della squadra mobile di Palermo fu ucciso a colpi di revolver, da un trio di killer mafiosi composto da Agostino Marino Mannoia, Pino Greco e Giuseppe Lucchese.

Tre giorni prima della morte di Montana, il 25 luglio 1985 la Catturandi aveva arrestato otto uomini di Michele Greco.

L'uccisione di Beppe Montana, fu l'inizio di una mattanza contro la polizia, in soli dieci giorni vennero assassinati tre investigatori della squadra mobile di Palermo, Ninni Cassarà vice questore e Roberto Antiochia.

Tra le numerose operazioni a cui prese parte Ninni Cassarà, molte delle quali insieme al commissario Giuseppe Montana, la nota operazione "Pizza connection", in collaborazione con forze di polizia degli degli Stati Uniti.

Cassarà fu uno stretto collaboratore di Giovanni Falcone e del cosiddetto "pool antimafia" della Procura di Palermo e le sue indagini contribuirono all'istruzione del primo maxiprocesso alle cosche mafiose.

Il 6 agosto 1985, Ninni Cassarà rientrando dalla questura nella sua abitazione, fu ucciso da un gruppo di fuoco composto da Antonino Madonia, Giuseppe Greco e Giuseppe Giacomo Gambino.

L'agente Roberto Antiochia, che era uscito dall'auto per aprire lo sportello a Cassarà, venne ucciso dagli spari e cadde a terra davanti al portone di ingresso dello stabile.

Sono invece trascorsi 34 anni dall’agguato mafioso in cui perse la vita Giovanni Lizzio, ispettore capo della Squadra Mobile di Catania, responsabile prima della sezione antiestorsioni e successivamente della sezione antiracket.

Nel corso della sua attività investigativa aveva condotto importanti indagini che portarono all’arresto di numerosi estorsori legati ai clan mafiosi.

Sposato e padre di due figlie, fu ucciso la sera del 27 luglio 1992 mentre era fermo con la propria auto al semaforo di via Leucatia. Furono incriminati Nitto Santapaola, Giuseppe Pulvirenti, Calogero Campanella e Aldo Ercolano come mandanti del delitto Lizzio, che aveva una duplice funzione: "punire" l'investigatore per aver denunciato Giuseppe Pulvirenti (braccio armato del boss Santapaola) per il reato di estorsione ed allargare a Catania la campagna di attentati contro i rappresentanti dello Stato promossa da Salvatore Riina.

Tutta la Sicilia era nelle mani dei mafiosi, troppi morti, molti le vittime dei mafiosi in commistione con uomini dello stato.

La Sicilia onesta onora il sacrificio degli uomini dello stato, gli studenti onorano gli uomini dello stato che hanno sacrificato la loro vita.

Sono i giovani a cui le forze dell'ordine devono dare fiducia.

Sono i giovani a cui si devono rivolgere le forze dell'ordine, quei giovani che hanno difeso la Costituzione da questo governo.

* Coordinatrice Commissione Mafia e Antimafia dell'Osservatorio


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