 |
Se questo è un uomo
di Rosa Rinaldi
Le carceri israeliane scoppiano, soprattutto perché di nuovi arresti ne arrivano a centinaia ogni giorno.
Ed è così che Israele ieri ha rilasciato 60 detenuti, accusati di nulla e arrestati sulla base di niente.
Sono stati rilasciati in condizioni terribili, come si vede da un video, dopo aver passato anni tra torture, fame, malattie.
Traduco un post dello scrittore israeliano Roy Chen, a cui non c'è da aggiungere nulla:
"Ciò che mi preoccupa e l'unica cosa di cui sono legittimato a parlare sono le vittime di questo Reich. Non intendo erigere loro un monumento, perché essere una vittima, di per sé, non comporta alcun onore. Voglio soltanto descrivere la loro condizione esistenziale, e questa condizione è permanente, immutabile."
(Jean Améry, Al di là della colpa e dell'espiazione).
Guardate quest'uomo.
È uno dei sessanta ostaggi palestinesi rilasciati oggi dalle strutture di detenzione e tortura israeliane e riportati a Gaza. "Ostaggio" perché non è stato incriminato per alcun reato ed è stato trattenuto inutilmente per un periodo compreso tra due e tre anni.
Guardate quest'uomo.
Così appare un sopravvissuto all'Olocausto.
Il suo grido, pur senza pronunciare una sola parola, è la testimonianza più potente di ciò che vivono gli esseri umani quando precipitano in quell'oscurità chiamata Israele.
Israele... quella che, a sentir dire, tra poco aggiusteremo e diventerà un posto meraviglioso in cui vivere, tutti insieme, noi con noi stessi, perché la cosa più importante è la pace sociale, gli appelli alla riconciliazione... ma vaffanculo.
Mi viene voglia di morire".
VAI A TUTTE LE NOTIZIE SU GAZA
 
Dossier
diritti
|
|