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Noi con il Procuratore di Palermo Maurizio De Lucia
di Santina Sconza
Scontro sulle carceri tra Nordio e De Lucia.
Il procuratore di Palermo, Maurizio De Lucia, descrive un caso emblematico, un boss recluso nel carcere di Foggia è riuscito a utilizzare quattro smartphone per impartire ordini al proprio clan in Sicilia, dando vita a vere e proprie “call conference” tra esponenti mafiosi dentro e fuori dalla prigione.
Partendo da questo dato di cronaca, il procuratore di Palermo ha lanciato un duro allarme, evidenziando come le carceri non siano pienamente sotto il controllo dello Stato.
Per il Procuratore le galere pur avendo un sovraffollamento inaccettabile e problemi di strutture fatiscenti, gli istituti di pena non esplodono solo perché le organizzazioni criminali hanno interesse a mantenere la situazione tranquilla.
Dichiarazioni, quelle del procuratore di Palermo, che si fondano su diverse attività investigative che hanno svelato come dalle celle i boss continuino a guidare famiglie e mandamenti, siano in contatto costante con chi sta fuori, chiudano affari, comprino armi e droga e gestiscano gli affari illeciti del clan.
L' ultimo episodio accaduto ieri: il boss Nino Madonia, che sta scontando sette ergastoli, detenuto al 41-bis per diversi omicidi come quelli del giudice Rocco Chinnici e del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, ha inviato una lettera, tre pagine vergate a mano, alla presidente dei Gip di Palermo, Antonella Consiglio, per chiedere la sua astensione nei procedimenti che lo riguardano.
Nella missiva, Madonia chiede che la presidente dei Gip di Palermo, Antonella Consiglio, si astenga dal procedimento che riguarda il duplice filone investigativo sull’omicidio di Piersanti Mattarella, sostenendo che nei suoi confronti esisterebbe una “grande inimicizia”.
Ma il passaggio più inquietante è un altro: pur senza nominarlo esplicitamente, il boss richiama una lettera inviata nel 2005 alla famiglia del magistrato Nico Gozzo, marito della giudice, nella quale gli augurava di “potere provare la stessa sofferenza riservata a lui e ai suoi familiari”.
Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio in una nota ufficiale ha parlato di dichiarazioni di «gravità inaudita», affermando che il procuratore di Palermo avrebbe «perso il controllo di sé stesso» e offeso l’operato del Corpo della Polizia penitenziaria.
Alle esternazioni del ministro Nordio interviene il sindacato autonomo di polizia penitenziaria, per voce del suo segretario generale, Donato Capece, in relazione alla situazione all’interno delle carceri italiane:
"..Mentre politica e gran parte delle associazioni del cosiddetto pianeta carcere discutono di ventilatori, frigoriferi e stanze dell’affettività, chi subisce quotidianamente aggressioni, minacce e violenze sono gli uomini e le donne in uniforme… I numeri delle aggressioni registrate ogni anno parlano da soli e descrivono una situazione ormai insostenibile...
Non bastano misure emergenziali, serve una profonda riforma dell’esecuzione penale, servono strumenti concreti per consentire agli agenti di difendersi dai detenuti violenti, la piena dotazione di body-cam, tecnologie moderne e un deciso rafforzamento degli organici… È necessario restituire autorevolezza all’istituzione penitenziaria e garantire condizioni di sicurezza adeguate a chi opera negli istituti..
In questo contesto la polizia penitenziaria continua a rappresentare un presidio fondamentale dello Stato….
Dimostra ogni giorno professionalità, equilibrio e straordinario senso delle istituzioni, assicurando ordine e sicurezza all’interno delle carceri e offrendo un contributo essenziale anche nel contrasto alla criminalità organizzata, in particolare a quella mafiosa. Gli appartenenti al Corpo possiedono competenze, esperienza e capacità che meritano finalmente di essere valorizzate con scelte politiche coraggiose e investimenti concreti, anziché essere lasciati soli ad affrontare un’emergenza ormai strutturale», ha concluso il segretario del Sappe.
Interviene a difesa del Procuratore De Lucia anche l'Associazione Nazionale Magistrati:
"..Il ministero ha il compito di risolvere i problemi del sistema penitenziario, non di attaccare con veemenza chi combatte la criminalità.
Siamo al fianco del procuratore di Palermo Maurizio de Lucia, del personale di polizia penitenziaria che svolge un ruolo delicatissimo con grande professionalità e dei magistrati di sorveglianza che devono gestire situazioni di enorme complessità con risorse sistematicamente inadeguate. Sulle carceri servono risposte e azioni immediate».
Questo governo come Benito Mussolini vuole ridurre al silenzio la Magistratura.
Siamo tutti a fianco del Procuratore di Palermo De Lucia, della Presidente dei Gip di Palermo, Antonella Consiglio e di tutti i magistrati, attaccati quotidianamente o dal ministro Nordio, dalla Presidente del Consiglio o da un qualsiasi deputato di questa maggioranza di governo.
* Coordinatrice Commissione Mafia e Antimafia dell'Osservatorio
 
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