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27 luglio 2026
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False flag nelle nostre piazze, come previsto
Rossella Ahmad

Nel mezzo del genocidio a Gaza, mentre i popoli insorgevano in massa contro lo sfregio coloniale che si perpetrava in Palestina, mentre gli studenti delle università occidentali e americane erano in rivolta, mentre il sostegno ad Israele toccava i minimi storici in tutti i paesi del globo e la bandiera palestinese sventolava in ogni anfratto come simbolo di Resistenza contro l'oppressione, preconizzai che presto il sangue sarebbe scorso anche nelle nostre piazze. Non dimenticate queste parole, scrissi.

Due le mie preoccupazioni: l'istigazione a che le forze dell'ordine stroncassero con più aggressività un movimento globale che stava per diventare problematico e le consuete false flag operations che sarebbero state poste in essere per riconquistare un consenso ormai inesistente.

Guardavo molto alle organizzazioni femministe, che neanche per un momento avevano preso sul serio le accuse di stupro senza alcuna prova reale che fosse inconfutabilmente esibita da agenzie qualificate e non politicamente motivate, ed al mondo LGBTQ+, che in massa ed intelligentemente, in virtù del principio dell'ubi maior minor cessat, aveva sostenuto la Palestina nonostante i malefici tentativi di aizzarne l'odio in veste anti-islamica.

Ricordo molto bene la manifestazione che sia le prime che la galassia statunitense LGBTQ+ tennero dinanzi alla sede newyorkese del minculpop dell'attacco genocida a Gaza, in particolare l'arringa delle Scrittrici contro la guerra a Gaza, il cui video postai integralmente in quei terrificanti giorni di sangue e morte.

Ne riporto qualche stralcio qui: "Siamo scrittrici contro l'imperialismo, contro il colonialismo e contro il fascismo. Siamo onorate che il PALESTINIAN Feminist Collettive ci abbia invitate questa sera e ricordo qui le parole della grande attivista LGBT Leslie Fainberg: sono con la liberazione della Palestina con ogni respiro, con ogni muscolo ed ogni cucitura del mio corpo".

L'operazione Diluvio di al Aqsa è stata l'insurrezione degli oppressi. È stato un atto di ribellione volto a difendere il popolo palestinese da un'occupazione ingiusta.

La lotta contro il razzismo e l'imperialismo è simultanea alla lotta per qualunque liberazione. Quando queste lotte non siano unite in un programma rivoluzionario, il femminismo non è altro che suprematismo bianco travestito. Il suo nome dovrebbe essere "movimento delle donne per l'uguaglianza dei bianchi" oppure "braccio armato femminile per il genocidio colonialista". Abbiamo imparato ad identificare il nemico. Ogni agente dell'imperialismo coloniale è nostro nemico.

Le donne palestinesi sono al centro del movimento di liberazione in tutti gli aspetti della lotta, con scioperi della fame, cura ed istruzione e, attraverso questi, enfatizzano il loro diritto alla libertà. Ci mostrano come debba essere in pratica il femminismo anti-imperialista.

Esso ha il volto della prigioniera politica Khalida Jarrar, che istruisce le sue compagne di cella sotto il naso delle infide guardie sioniste. Ha il volto di Ahed Tamimi che ha lottato con le proprie mani contro un militare armato che aveva colpito e ferito sua cugina. Ha il volto di Leila khaled che dirottò un aereo imperialista e lo fece passare sulla sua città natale (Haifa) da cui era stata espulsa. Le donne della resistenza e della società palestinese ci hanno dimostrato che essere femministe oggi significa essere combattenti per la libertà".

Sapevo che molte false flag operation orchestrate da chi avesse interesse nel dirottarne il sostegno avrebbero prima o poi visto la luce. Le parole del più recente tra gli agenti di normalizzazione e contenimento posti in essere dal sistema in Italia - ricordo sempre: laboratorio e palestra di ogni nefandezza - suggellano con sufficiente chiarezza nomi e mani.

Dico sufficiente p

erché il pazzo è sempre dietro l'angolo e la verità vera in tasca non ce l'ha nessuno. Ma, come sappiamo, molti indizi costituiscono spesso la prova. "Cari LGBTQ+, avete mollato Israele per la Palestina? Eccovi serviti".

La Cisgiordania intanto brucia nell'indifferenza. Meditate, gente, meditate.

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