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27 luglio 2026
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Operazione Phoenix - parte diciassettesima
di Emma Buonvino

Operazione Phoenix - Capitolo 17: L'eredità dell'impunità

Quando il Programma Phoenix venne ufficialmente chiuso nel 1972, molti pensarono che fosse finita un'epoca. In realtà era appena cominciata.

Le strutture cambiano nome, gli uomini vanno in pensione, gli archivi vengono classificati, ma le idee sopravvivono.

Phoenix non fu soltanto un programma di controinsurrezione: divenne un modello operativo. Un metodo.

L'idea fondamentale era semplice e terribile: non combattere soltanto un esercito, ma smantellare l'intera società che potrebbe sostenerlo.

Per raggiungere questo obiettivo tutto diventa lecito:

infiltrazioni; schedature di massa; sorveglianza permanente; interrogatori sotto tortura; esecuzioni extragiudiziali; propaganda; controllo dell'informazione e distruzione del tessuto civile.

Molti degli ufficiali coinvolti nel Vietnam continuarono la propria carriera in America Latina, in Medio Oriente e in altri teatri di guerra.

Le tecniche furono studiate nelle accademie militari.

I manuali vennero aggiornati.

Cambiarono le parole.

Non si parlò più di "neutralizzazione".

Comparvero termini come: operazioni mirate; targeted killing; high value target; counterterrorism; precision strike.

Il linguaggio si fece più elegante. La sostanza rimase identica.

Le guerre moderne iniziarono sempre meno contro eserciti e sempre più contro popolazioni.

Ogni cittadino poteva diventare un sospetto. Ogni medico. Ogni insegnante. Ogni giornalista. Ogni volontario. Ogni bambino cresciuto in un territorio "ostile".

Phoenix aveva insegnato che, eliminando la rete sociale, la resistenza si sarebbe lentamente spenta.

Ma la storia racconta qualcosa di diverso. Ogni volta che una popolazione viene privata della dignità, nasce una nuova generazione pronta a resistere.

È accaduto in Vietnam. È accaduto in Algeria. È accaduto in Sudafrica. È accaduto in Irlanda del Nord.

E continua ad accadere ovunque la forza pretenda di sostituire la giustizia.

Il vero lascito di Phoenix non è soltanto nelle tecniche militari.

È nell'idea che la sicurezza possa giustificare qualsiasi mezzo.

Un'idea che continua a interrogare le democrazie contemporanee.

Perché quando uno Stato rinuncia ai propri limiti morali in nome della vittoria, rischia di perdere ciò che diceva di voler difendere.

E questa è forse la lezione più importante dell'intera vicenda.


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