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Panpenalismo e Costituzione
di Vincenzo Canese
Un caro amico, penalista di grande qualità professionale e solida esperienza, con il garbo ma anche con l'acume e l'indomabile spirito polemico che lo contraddistingue, commentava un mio articolo dove sostenevo che il governo Meloni sta tentando, con le sue reiterate proposte di misure panpenaliste, di demolire secoli di civiltà giuridica, dichiarandosi ironicamente felice che io sostenessi il valore del codice penale, approvato negli anni di dittatura fascista e mai riformato.
Se è pur vero che il vigente codice penale è stato licenziato nel 1930, è altrettanto reale che a partire dal 01 gennaio 1948 è in vigore la Costituzione della Repubblica Italiana, che, nelle fonti del diritto, rappresenta l'assoluto riferimento gerarchico delle norme vigenti nel nostro paese.
A partire dal 1948, tutte le norme sono subordinate ai principi costituzionali e nessuna norma può contrastare con gli stessi.
Teniamocela stretta, la nostra costituzione e i suoi principi, essa rappresenta il nostro salvacondotto, la nostra garanzia di vivere in uno stato di diritto, in una democrazia matura.
Nel tempo i governi più deboli e incapaci si sono contraddistinti nel mascherare le loro incapacità, la loro carenza propositiva, la loro ignavia tramite la strumentalizzazione politica del codice penale, il panpenalismo, la proposizione continua di nuove fattispecie di reati.
Dall'orribile e assolutamente inutile legge spazza corrotti, alle bestemmie giuridiche contenute nei periodici e reiterati decreti sicurezza proposti dal governo Meloni, la storia è sempre la solita, gli incapaci, i pavidi buttano nella gabbia delle loro fiere affamate con gli occhi iniettati di sangue panpenalismo a chili, individuando categorie da combattere e distruggere, tramite decreto: i politici tutti corrotti, i giovani troppo colti, gli stranieri fastidiosi e non in tinta con il paesaggio, gli zingari, i barboni, i comunisti sinistri e contestatori, quelli che manifestano invece di andare a lavorare e fatturare.
Ma, fortunatamente, a Roma, nel palazzo della Consulta siede la Corte costituzionale, che vigila, sulla adesione dei principi delle leggi a quelli supremi enunciati dalla Costituzione.
I tentativi di adire ad un ridicolo, quanto inutile autoritarismo, all'arbitrio vengono annichiliti e annullati dai giudici costituzionali, garanti della suprema legalità nel nostro paese.
Diffidiamo di chiunque voglia stravolgere la nostra Costituzione scrigno della democrazia e dello stato di diritto.
 
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